I ristoranti interni agli hotel, in Italia, incontrano spesso notevoli difficoltà per farsi apprezzare. È probabilmente una questione psicologica, legata ai tempi delle pensioni di carattere famigliare, con il tovagliolo dei clienti abituali riposto in un cassetto con il nome del cliente, con la bottiglia di vino che riportava il numero della camera in modo da poter essere ricollocata sul tavolo al pasto successivo. E la cucina era quella degli avanzi, riproposti in modo differente.
Un ricordo che si è tramandato per generazioni, anche a chi – per ragioni anagrafiche – non ha mai vissuto quelle esperienze. Ma che, per narrazioni famigliari, rinuncia a provare ristoranti di hotel che non hanno nulla da invidiare a locali celebri e celebrati dalle guide più famose. Ma non per questo più corrette.
Così si rischia di perdere qualche autentico capolavoro gastronomico. Come i cappelletti ripieni di totani in brodo, proposti dallo chef Giuseppe Lisciotto nel ristorante Les Petites Madeleines, all’interno del Turin Palace Hotel, a fianco della stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. Ma gli ospiti, sia quelli che soggiornano in hotel sia quelli che superano la barriera psicologica del ristorante interno ad un albergo di charme, possono scegliere tra i piatti di una ricca carta per affrontare nel migliore dei modi la fine dell’autunno ed i rigori dell’inverno.
Carne e pesce, riso e pasta, verdure di stagione e dolci: c’è solo l’imbarazzo della scelta tra piatti saporiti, curati, accompagnati da un’ampia offerta di grandi vini. Con un servizio preciso, gentile, professionale ma non distaccato.
Dunque via libera alla felicità del palato tra filetto alla Wellington e il risotto con radici d’autunno e riduzione al maraschino, tra i moscardini alla brace con crema di ceci (e olio al peperoncino calabro) e il raviolone di sedano rapa con finocchio caramellato e zafferano. Sapendo di poter scegliere senza sbagliare mai. E non è proprio da tutti..

