“Ci arriveremo anche noi”. Così Marco Rizzo, leader di Democrazia sovrana popolare, commenta sul Corriere della Sera il risultato elettorale in Germania, nei Länder di Turingia e Sassonia. Un auspicio, quello di Rizzo, legato non al trionfo di Afd ma al grande successo di Sarah Wagenknecht che, sui media italiani, è diventata la guida di un movimento rossobruno o di una formazione neoperonista. Ovviamente è facile liquidare la considerazione di Rizzo come una battuta di chi sta costruendo una formazione politica simile a quella della sua amica Sarah.


Mentre il commento di Vannacci, che esulta per la sconfitta definitiva della sinistra, appare più facilmente legato alla realtà tedesca nel suo complesso. Così come la patetica e nervosa reazione di Gentiloni (“ha vinto il rancore”) assomiglia, insieme a tutte le scomposte analisi dei suoi compagni della gauche intello, al più classico dei falli da frustrazione ben noti nel mondo del calcio. Quando chi sta perdendo si sente totalmente impotente.
Dunque è più utile tornare al “ci arriveremo anche noi”. Perché le similitudini tra Germania e Italia sono più numerose di quanto si pensi. E non c’entra nulla il patto d’acciaio. Forse è molto più responsabile l’ossessione antifascista.

Ma, in realtà, il voto tedesco punisce una politica che – nonostante le menzogne dei governi di Berlino – ha finito per assomigliare a quella dei Paesi Pigs. In primis proprio l’Italia. Quell’Italia spendacciona, confusionaria, con debiti immensi e investimenti scarsi. Che non sa attrarre cervelli e perde i propri. Che sopravvive trasformandosi in un Paese di camerieri al servizio dei turisti stranieri.
Tutto vero, certo. Ma la ricca Germania, con poco debito, è crollata al fondo delle classifiche per gli investimenti in ricerca e sviluppo, per le nuove tecnologie, per le capacità digitali. Sì, sempre davanti all’Italia, ma non è una grande consolazione se si è comunque in fondo alle classifiche. E si resta davanti all’Italia proprio perché i giovani italiani si trasferiscono in Germania dove vengono pagati meglio, e dove spendono i salari più alti garantendo la tenuta dei consumi.

Ma sono sistemi malati, quelli di Berlino e Roma. Acuiti dal servilismo dei governi nei confronti di Washington. Così, per sostenere la guerra di Zelensky, la Germania ha rinunciato all’energia russa a basso costo che sorreggeva l’economia. Per obbedire agli Usa si è ritrovata in difficoltà nelle esportazioni verso la Cina. E si è svenata per pagare Zelensky, per accogliere i migranti. Ovvio che nella Germania Est, più povera rispetto all’Ovest, i sacrifici per far contenti gli americani non siano piaciuti.
E l’Italia? Un Pil stagnante che cresce di poco solo grazie al turismo estero non è una garanzia di sostenibilità. L’industria è in difficoltà, la ricerca e l’innovazione languono, i cervelli fuggono ed il ceto medio viene massacrato. Le premesse non sono proprio fantastiche, nonostante le menzogne del governo. Mentre l’oppofinzione preferisce occuparsi di facezie e vizi privati. Entrambi gli schieramenti convinti di poter sopravvivere solo perché mancano, in Italia, Björn Höcke e Sahra Wagenknech. Peccato che anche in Germania li avessero sottovalutati..
Turingia e Sassonia sono sempre più vicine all’Italia..
“Ci arriveremo anche noi”. Così Marco Rizzo, leader di Democrazia sovrana popolare, commenta sul Corriere della Sera il risultato elettorale in Germania, nei Länder di Turingia e Sassonia. Un auspicio, quello di Rizzo, legato non al trionfo di Afd ma al grande successo di Sarah Wagenknecht che, sui media italiani, è diventata la guida di un movimento rossobruno o di una formazione neoperonista. Ovviamente è facile liquidare la considerazione di Rizzo come una battuta di chi sta costruendo una formazione politica simile a quella della sua amica Sarah.
Mentre il commento di Vannacci, che esulta per la sconfitta definitiva della sinistra, appare più facilmente legato alla realtà tedesca nel suo complesso. Così come la patetica e nervosa reazione di Gentiloni (“ha vinto il rancore”) assomiglia, insieme a tutte le scomposte analisi dei suoi compagni della gauche intello, al più classico dei falli da frustrazione ben noti nel mondo del calcio. Quando chi sta perdendo si sente totalmente impotente.
Dunque è più utile tornare al “ci arriveremo anche noi”. Perché le similitudini tra Germania e Italia sono più numerose di quanto si pensi. E non c’entra nulla il patto d’acciaio. Forse è molto più responsabile l’ossessione antifascista.
Ma, in realtà, il voto tedesco punisce una politica che – nonostante le menzogne dei governi di Berlino – ha finito per assomigliare a quella dei Paesi Pigs. In primis proprio l’Italia. Quell’Italia spendacciona, confusionaria, con debiti immensi e investimenti scarsi. Che non sa attrarre cervelli e perde i propri. Che sopravvive trasformandosi in un Paese di camerieri al servizio dei turisti stranieri.
Tutto vero, certo. Ma la ricca Germania, con poco debito, è crollata al fondo delle classifiche per gli investimenti in ricerca e sviluppo, per le nuove tecnologie, per le capacità digitali. Sì, sempre davanti all’Italia, ma non è una grande consolazione se si è comunque in fondo alle classifiche. E si resta davanti all’Italia proprio perché i giovani italiani si trasferiscono in Germania dove vengono pagati meglio, e dove spendono i salari più alti garantendo la tenuta dei consumi.
Ma sono sistemi malati, quelli di Berlino e Roma. Acuiti dal servilismo dei governi nei confronti di Washington. Così, per sostenere la guerra di Zelensky, la Germania ha rinunciato all’energia russa a basso costo che sorreggeva l’economia. Per obbedire agli Usa si è ritrovata in difficoltà nelle esportazioni verso la Cina. E si è svenata per pagare Zelensky, per accogliere i migranti. Ovvio che nella Germania Est, più povera rispetto all’Ovest, i sacrifici per far contenti gli americani non siano piaciuti.
E l’Italia? Un Pil stagnante che cresce di poco solo grazie al turismo estero non è una garanzia di sostenibilità. L’industria è in difficoltà, la ricerca e l’innovazione languono, i cervelli fuggono ed il ceto medio viene massacrato. Le premesse non sono proprio fantastiche, nonostante le menzogne del governo. Mentre l’oppofinzione preferisce occuparsi di facezie e vizi privati. Entrambi gli schieramenti convinti di poter sopravvivere solo perché mancano, in Italia, Björn Höcke e Sahra Wagenknech. Peccato che anche in Germania li avessero sottovalutati..
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