Turismo delle vibrazioni e delle radici? Come cambiano le richieste dei viaggiatori

27 Marzo 2024

È l’ora del turismo delle vibrazioni. Unioncamere Piemonte organizza una giornata dedicata all’analisi delle prospettive turistiche ed arriva l’esperta del TTG a spiegare che i viaggiatori internazionali cercano mete in grado di farli vibrare. Già è assurdo di suo, se poi si aggiunge che ciascuno “vibra” in modo diverso, diventa evidente che un operatore turistico non può programmare un’offerta che tenga conto delle vibrazioni individuali.

Anche perché le richieste, o le pretese, sono le più diverse. Qualcuno, banalmente, punta al cibo di qualità del territorio, alle proposte culturali, all’archeologia classica. Roba da boomer. I giovani turisti – per poi scoprire che tanto giovani non sono – vogliono andare in vacanza per seguire le orme di Vip ed influencer. Altri vogliono vibrare all’interno delle grotte. Oppure in visite archeologiche che vadano oltre la banalità dei reperti romani o greci per risalire sino alla preistoria.

Ma si “vibra” anche osservando le stelle, attraversando un bosco di notte, visitando le città ed i musei fuori orario, di notte. Qualcuno, invece, sceglie il turismo zzz, cioè restando in hotel a dormire e mangiando, in stanza, patatine e cibo spazzatura. Non si capisce perché turisti di questo tipo vogliano viaggiare, visto che potrebbero restare tranquillamente a casa propria.

La novità, però, è rappresentata dal “turismo delle radici”. I figli ed i nipoti degli emigrati italiani vogliono tornare a conoscere i territori da cui sono partiti nonni,  bisnonni, genitori. Vogliono conoscere i borghi, i paesi, la gente che ancora vive in questi luoghi. Bello, purché quando gli emigrati ritornano, non si trovino in borghi dove nessuno parla la lingua locale, dove la musica sparata a tutto volume non sia quella di rap e trapper o di gruppi angloamericani, dove l’offerta culturale sia diversa da quella internazionale politicamente corretta.

In realtà non è chiaro quanto queste tendenze siano solo una moda o quanto, invece, possano caratterizzare il futuro del turismo italiano. Che, comunque, non è preparato ad affrontarlo. I giovani impegnati nel settore parlano 5 lingue straniere ma ignorano il proprio dialetto; conoscono la musica internazionale ma non quella tradizionale; non conoscono la storia generale e tantomeno quella locale; la cultura è ignota in assoluto.

Però gli operatori turistici, anche a livello internazionale, lamentano la difficoltà a formare giovani da far lavorare nel settore. Non uno, però, che voglia affrontare l’aspetto economico. Ancora più rilevante quando si ammette che la preparazione dei dipendenti è fondamentale e quando di punta non solo su camerieri e addetti alla reception, ma anche su sociologi, psicologi, esperti culturali per rispondere alle nuove richieste dei turisti.

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