Si scrive “turismo consapevole”, ma si legge “mettiamo nuovi balzelli”. Gli italiani, cacciati dalle località turistiche più famose poiché non possono più sostenere i costi, si riversano – quando va bene – nei luoghi più vicini alle città, riscoprendo magari mete di un passato lontano, ai primordi del turismo, quando non era ancora di massa. Con l’obiettivo di risparmiare, ovviamente.
Pochi km in auto, nessun pedaggio autostradale. Magari qualche panino portato da casa per non spendere cifre assurde in un bar. E funziona. Ma se qualche cosa funziona, le amministrazioni pubbliche arrivano come falchi per depredare tutto ciò che è possibile. Così, in Piemonte, la Regione è intervenuta proponendo di introdurre un pedaggio per le auto che vogliono raggiungere il Nivolet, splendida località sul versante piemontese del Parco nazionale del Gran Paradiso.
Non per far cassa, naturalmente. Ma per aumentare la sicurezza. Ah no, la sicurezza è la scusa per altri balzelli. In questo caso subentra la sostenibilità. Che è una gran bella cosa. Soprattutto sulle Alpi. Ma se fosse una questione di sostenibilità, per davvero, ci si limiterebbe a vietare il transito delle vetture private. Riservando l’accesso agli escursionisti a piedi, a cavallo, in bicicletta. Oppure con le navette. Invece la logica è sempre la stessa: il turismo è riservato ai ricchi.
Se sei povero sei un potenziale inquinatore. Se paghi, la tua vettura non inquina.
Però in Regione sanno che, in cambio del pedaggio, bisogna offrire un servizio. Magari un opuscolo con le solite notizie che chiunque può scaricare, gratis, da qualsiasi sito. Così, oltre all’inquinamento delle auto, ci saranno anche gli opuscoli da recuperare sui prati dove verranno gettati.

