Compagni, la vittoria in Sardegna è stato un incidente di percorso. Evitiamo di ripetere l’errore. Meno male che ci sono i pentastellati e gli armocromati a tranquillizzare Giorgia Meloni, dopo la sconfitta del centrodestra nell’Isola. Perché i malumori tra Lega da un lato e Fdi e Fi dall’altro rischiavano di portare ad una vera crisi di maggioranza. L’alleanza tra 5 Stelle e Pd avrebbe persino potuto ottenere qualche risultato positivo in giro per la Penisola. Dunque meglio accantonarla e proseguire a spaccare la sinistra sul nulla. Perché le proposte del campo largo sono, appunto, il nulla cosmico.
A differenza della destra fluida di governo, portatrice di proposte ben precise: quelle indicate da Biden e da Netanyahu, con l’aggiunta delle liste di proscrizione fornite da Zelensky. Un vero programma patriottico, dunque. Accompagnato da dichiarazioni di pura comicità, in stile Zelensky, peraltro. La repressione a Pisa? Inevitabile, perché a Firenze il corteo rischiava di avvicinarsi al consolato statunitense. E, per il circolo della Garbatella, Pisa e Firenze sono quartieri della stessa città. Si dovrebbe chiamare Toscana o un nome simile.
Però, nonostante l’incapacità di intese a sinistra, qualche timore di tenuta serpeggia anche nella pseudo destra. La Lega, sempre più in crisi, ha dimostrato di essere determinante con la guerriglia. Meloni e Tajani hanno scatenato la guerra contro il terzo mandato per Zaia e i leghisti sardi hanno scelto il voto disgiunto. Insieme ai sardisti: lady Garbatella ha silurato il governatore uscente, Solinas, per imporre il suo candidato Truzzu, ed era improbabile che i sardisti accettassero il sopruso. Se poi Truzzu, sindaco di Cagliari, perde in modo catastrofico nella sua città, forse qualcosa non ha funzionato.
Meloni e Tajani, però, ora chiedono a Salvini di evitare altre imboscate. In cambio, però, non gli offrono nulla poiché la Lega è in crisi e non ha forza contrattuale. D’altronde la squadra di Salvini si ostina a ricandidare i peggiori esponenti, già bocciati dagli elettori leghisti ma tanto graditi ai vertici. Per la felicità degli alleati che, dopo l’eventuale vittoria di coalizione, non avranno difficoltà ad accaparrarsi tutte le poltrone più prestigiose.

