Sahra Wagenknecht: 6,2% in Germania. Un dato passato quasi inosservato nell’orgia dei numeri e delle analisi post elettorali. Eppure quel 6,2% dovrebbe dire tanto anche in Italia. Certo non all’immancabile Trocino che, ormai, è diventato il numero 1 del giornalismo antifà, scavalcando il povero Berizzi. Perché quella percentuale non irrilevante – conquistata da Wagenknecht che non è una pericolosa neonazista bensì una fuoriuscita da Linke e, dunque ancora più pericolosa – significa che si può fare. Che in un grande Paese europeo si può costruire un nuovo soggetto politico in grado di ottenere consensi non irrilevanti già al primo voto.
Al di là dell’analisi storica su un passato che per Trocino non passa, le posizioni di Sahra Wagenknecht non sono troppo diverse da quelle dell’Afd. E non per la banalità degli estremi che si attraggono ma, semplicemente, perché o si è schierati per il turbocapitalismo o si sta dall’altra parte della barricata; o si sta con gli oligarchi statunitensi oppure ci si schiera con i popoli; o si è servi dell’imperialismo di Washington o si è per un mondo multipolare.
Così, contro il pensiero unico obbligatorio, Afd è diventato ugualmente il secondo partito di Germania e Wagenknecht, con un partito personale con il suo nome, ha ottenuto una rappresentanza al parlamento europeo.
Si può replicare, in Italia. In teoria, sì. Al di là del cambiamento in corsa della legge elettorale per impedire a Rizzo di presentarsi in tutta Italia con Democrazia Sovrana Popolare. Ed i risultati della sua lista a Follonica (3,9%) e Rovereto (3,4%) per le amministrative possono essere incoraggianti. Però un partito nazionale richiede molto di più in termini di radicamento territoriale, di capillarità, di capacità di comunicazione.
Non può certo illudersi, Rizzo, su una eventuale correttezza informativa da parte delle reti RAI, Mediaset e La 7. O sull’onestà intellettuale della gauche in redazione che, Trocino insegna, ha già i manifesti dell’armocromata Elly appesi dietro la scrivania.
Un nuovo soggetto politico? Si può fare. Sahra Wagenknecht lo ha dimostrato
Sahra Wagenknecht: 6,2% in Germania. Un dato passato quasi inosservato nell’orgia dei numeri e delle analisi post elettorali. Eppure quel 6,2% dovrebbe dire tanto anche in Italia. Certo non all’immancabile Trocino che, ormai, è diventato il numero 1 del giornalismo antifà, scavalcando il povero Berizzi. Perché quella percentuale non irrilevante – conquistata da Wagenknecht che non è una pericolosa neonazista bensì una fuoriuscita da Linke e, dunque ancora più pericolosa – significa che si può fare. Che in un grande Paese europeo si può costruire un nuovo soggetto politico in grado di ottenere consensi non irrilevanti già al primo voto.
Al di là dell’analisi storica su un passato che per Trocino non passa, le posizioni di Sahra Wagenknecht non sono troppo diverse da quelle dell’Afd. E non per la banalità degli estremi che si attraggono ma, semplicemente, perché o si è schierati per il turbocapitalismo o si sta dall’altra parte della barricata; o si sta con gli oligarchi statunitensi oppure ci si schiera con i popoli; o si è servi dell’imperialismo di Washington o si è per un mondo multipolare.
Così, contro il pensiero unico obbligatorio, Afd è diventato ugualmente il secondo partito di Germania e Wagenknecht, con un partito personale con il suo nome, ha ottenuto una rappresentanza al parlamento europeo.
Si può replicare, in Italia. In teoria, sì. Al di là del cambiamento in corsa della legge elettorale per impedire a Rizzo di presentarsi in tutta Italia con Democrazia Sovrana Popolare. Ed i risultati della sua lista a Follonica (3,9%) e Rovereto (3,4%) per le amministrative possono essere incoraggianti. Però un partito nazionale richiede molto di più in termini di radicamento territoriale, di capillarità, di capacità di comunicazione.
Non può certo illudersi, Rizzo, su una eventuale correttezza informativa da parte delle reti RAI, Mediaset e La 7. O sull’onestà intellettuale della gauche in redazione che, Trocino insegna, ha già i manifesti dell’armocromata Elly appesi dietro la scrivania.
Condividi
Trending posts
Ciao, ciao Zelensky
Parliamo di Pinocchio
Ue-Cina, la nuova battaglia dell’auto: non fermare Pechino ma decidere dove si costruiranno le automobili
Politica
Economia
Attualità
Cultura
Esteri
Commentarii
Lifestyle
Torino
Scripta manent
SPort
Interviste
Naftalina
Arte Biki
Leggi anche
A Bruxelles l’asilo Mariuccia o la corruzione dilagante?
Siate realisti, chiedete l’impossibile. Pur di evitare che la protesta dei lavoratori si saldi con quella dei fancazzisti delle banlieues
Macron, Hollande, Sarkozy: sono loro i disertori che hanno tradito la Francia
La destra italiana cerca inutilmente di nascondere il pensiero intelligente di De Benoist sulla rivolta francese