“Il mercato lo fa anche la domanda”. Analisi corretta, quella di Marco Rizzo. Peccato che il leader di Democrazia Sovrana Popolare si riferisca all’Italia ed allora la correttezza dell’analisi si trasforma in una romantica illusione. Per due motivi diversi ma che contribuiscono all’immobilismo generale.
Il primo riguarda la capacità di boicottaggio. Funziona in ogni parte del mondo tranne che in Italia. Persino rinunciare a seguire un influencer diventa, in Italia, un impegno improbo, una fatica insostenibile. Anche se non costa nulla, anche se basta seguire qualsiasi altra cosa o persona sui social. Si potrebbe addirittura non seguire nessuno, ma sarebbe pretendere troppo. Dunque diventa difficilmente proponibile un cambio, radicale, negli acquisti. L’abitudine ad una marca, l’abitudine alla collocazione di quella marca su un determinato scaffale del supermercato. Troppo pigri e troppo poco combattivi, gli italiani, al di là dei motivi calcistici o delle ragioni per un parcheggio.
Il secondo aspetto è quello del prezzo. Solo il ministro cognato miracolato crede davvero che i poveri possano risparmiare andando a fare acquisti nei negozi tradizionali invece che nei supermercati. Troppo faticoso, per Lollobrigida, andare a confrontare i prezzi.
Ma la proposta di Rizzo è essenzialmente politica. Dunque fuori dalla portata di Lollobrigida. “Per i prodotti chiave (carne, pasta, infanzia) le prime 4 aziende mondiali controllano ormai l’80% del mercato”. Una sorta di monopolio che ha permesso di far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari del 25% in 4 anni. Non a caso, nonostante la frenata dell’inflazione e la buffonata ministeriale dei prezzi bloccati, proprio i prodotti alimentari hanno registrato i maggiori aumenti di prezzo.
Dunque Rizzo propone, di fatto il boicottaggio dei supermercati – che strangolano i produttori agricoli – preferendo le piccole produzioni ed i negozi tradizionali. Tutto giusto, in teoria. Ma il lavoro povero dilaga, in Italia, e rende insostenibile la spesa nei negozi di vicinato dove, troppo spesso, trionfa la logica dei furbetti. Il contadino si lamenta perché, dal campo alla tavola il prezzo di un frutto, di una verdura, della farina o del latte, viene moltiplicato per 5/710 volte? Ha ragione, ma nei negozi tradizionali e persino nei mercati contadini la moltiplicazione è la stessa, e a volte anche superiore.
Ed allora servirebbe un patto tra produttori e consumatori. Per mettere in vendita prodotti dei piccoli agricoltori in piccoli negozi a piccoli prezzi. Cacciando i furbetti. E permettendo davvero che sia la domanda a “fare il mercato”.
Un patto tra produttori agricoli e consumatori
“Il mercato lo fa anche la domanda”. Analisi corretta, quella di Marco Rizzo. Peccato che il leader di Democrazia Sovrana Popolare si riferisca all’Italia ed allora la correttezza dell’analisi si trasforma in una romantica illusione. Per due motivi diversi ma che contribuiscono all’immobilismo generale.
Il primo riguarda la capacità di boicottaggio. Funziona in ogni parte del mondo tranne che in Italia. Persino rinunciare a seguire un influencer diventa, in Italia, un impegno improbo, una fatica insostenibile. Anche se non costa nulla, anche se basta seguire qualsiasi altra cosa o persona sui social. Si potrebbe addirittura non seguire nessuno, ma sarebbe pretendere troppo. Dunque diventa difficilmente proponibile un cambio, radicale, negli acquisti. L’abitudine ad una marca, l’abitudine alla collocazione di quella marca su un determinato scaffale del supermercato. Troppo pigri e troppo poco combattivi, gli italiani, al di là dei motivi calcistici o delle ragioni per un parcheggio.
Il secondo aspetto è quello del prezzo. Solo il ministro cognato miracolato crede davvero che i poveri possano risparmiare andando a fare acquisti nei negozi tradizionali invece che nei supermercati. Troppo faticoso, per Lollobrigida, andare a confrontare i prezzi.
Ma la proposta di Rizzo è essenzialmente politica. Dunque fuori dalla portata di Lollobrigida. “Per i prodotti chiave (carne, pasta, infanzia) le prime 4 aziende mondiali controllano ormai l’80% del mercato”. Una sorta di monopolio che ha permesso di far aumentare i prezzi dei prodotti alimentari del 25% in 4 anni. Non a caso, nonostante la frenata dell’inflazione e la buffonata ministeriale dei prezzi bloccati, proprio i prodotti alimentari hanno registrato i maggiori aumenti di prezzo.
Dunque Rizzo propone, di fatto il boicottaggio dei supermercati – che strangolano i produttori agricoli – preferendo le piccole produzioni ed i negozi tradizionali. Tutto giusto, in teoria. Ma il lavoro povero dilaga, in Italia, e rende insostenibile la spesa nei negozi di vicinato dove, troppo spesso, trionfa la logica dei furbetti. Il contadino si lamenta perché, dal campo alla tavola il prezzo di un frutto, di una verdura, della farina o del latte, viene moltiplicato per 5/710 volte? Ha ragione, ma nei negozi tradizionali e persino nei mercati contadini la moltiplicazione è la stessa, e a volte anche superiore.
Ed allora servirebbe un patto tra produttori e consumatori. Per mettere in vendita prodotti dei piccoli agricoltori in piccoli negozi a piccoli prezzi. Cacciando i furbetti. E permettendo davvero che sia la domanda a “fare il mercato”.
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