21 Gennaio 2024

 

 

Robert Farle è un deputato del Bundestag a Berlino. Fa parte di Alternativ für Deutschland. Che, comunemente, sui nostri Media, viene spacciata per il “partito neo-nazista”, o, più semplicisticamente, per “l’estrema destra” tedesca. In realtà, però, Farle viene dal Partito Comunista. Una sintesi “rosso-bruna”, quindi. Come quella che, forse, vorrebbero realizzare qui da noi Rizzo e Alemanno, ancorché in una versione più… edulcorata.

Comunque, leggo che Farle (e ringrazio l’amico Corrado Caldarella, che ha pubblicato la notizia ignorata dai Media) ha preso la parola nel parlamento tedesco, e attaccato con estrema durezza il Cancelliere Scholz e il suo governo. Che hanno varato, su richiesta di Washington, sette miliardi di aiuti militari per Kiev.

 

Come? – si è chiesto Farle – non si trovano i soldi per andare incontro alle richieste degli agricoltori tedeschi in agitazione da settimane… li si strozza con tasse e prezzi del carburante, li si porta sull’orlo della disperazione… e poi si regalano altri miliardi a un criminale di guerra come Zelensky, che ha fatto morire decine di migliaia di ucraini? Una guerra non voluta da Putin, ma da Washington, e che sta portando alla rovina la Germania e l’intera Europa?

 

Una voce fuori dal coro, si potrebbe dire. E, soprattutto, una voce che conta meno di zero… un vecchio arnese della politica nazionale tedesca, “comunista”, “nazista”… e chi più ne ha, più ne metta…

 

Però… però è un fatto che le campagne tedesche sono in rivolta, ormai, da settimane. Che migliaia di trattori bloccano le strade in tutto il paese. E la Germania sta attraversando la più grave crisi economica dai tempi della Repubblica di Weimar. Una situazione caotica. Di profondo malessere… rivoluzionaria.

Perché – ne abbiamo già parlato – è dalle campagne, dal ventre profondo e produttivo del paese, che sono sempre partite le rivolte tedesche. Per diffondersi, poi, nelle città. Forse era proprio a questo dato storico che pensava, a ben altra e lontana latitudine, il cinese Mao, quando, in deroga al marxismo ortodosso, teorizzò che “è la campagna che prende la città”.

 

E di fronte a tutto questo che fa il governo di Olaf Scholz? Manda soldi e armi a Zelensky, e persegue, con il delirio ideologico dei Verdi, una politica tesa a deprimere ulteriormente le campagne. Una politica che è semplicemente la fotocopia delle decisioni prese, proprio in questi giorni, al Forum di Davos.

 

Farle non è un, vecchio, nostalgico dei baffoni di Stalin o dei baffetti di Adolf… è, semplicemente, un… tedesco. Ancora cosciente della storia del suo popolo. E del fatto che il fondamento di quella che Adam Smith chiamava “la ricchezza delle Nazioni” risiede nel settore primario. Quello agricolo e delle materie prime, da cui dipende tutta l’industria di trasformazione.

 

Ricchezza reale. Di cui ci si è dimenticati, in Germania e in tutto il cosiddetto “mondo occidentale”, ubriacati dall’illusione del terziario avanzato. E dal miraggio di un’economia esclusivamente finanziaria. Il turbo capitalismo di Edward Luttvak.

I contadini tedeschi stanno innalzando la “bandiera nera” tradizionale delle rivolte. La loro protesta è il segnale di qualcosa di ben più grande di una rivendicazione economica e fiscale.

È la realtà di un popolo, legato alla sua terra, che comincia ad insorgere contro élite eterodirette e completamente avulse, per non dire avverse, da quelli che dovrebbero essere gli “interessi nazionali”.

 

E questo rompe tutti i vecchi schemi, ormai ammuffiti, della politica europea. Non ci sono più comunisti, fascisti, liberali…

Ci sono coloro che servono le lobby di interesse di pochi, assecondando una deriva che vuole ridurre i popoli a masse senza nome né diritti.

E chi, invece, cerca di dare voce alla realtà di un popolo, alla sua rabbia, alla sua fame… alla sua storia ed identità.

 

Farle non è rosso o bruno. Farle è solo un… tedesco.

 

 

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