Valeria Bianchi Mian è nata a Milano e ha scelto Torino come città in cui vivere e coniugare la clinica con la scrittura, la poesia e il disegno. Psicologa e psicoterapeuta di formazione junghiana, conduce laboratori di tecniche espressive (disegno, scrittura, teatro) e terapia poetica. Ha coordinato spettacoli teatrali e gruppi di narrazione e sceneggiatura in strutture per tossicodipendenti e nelle scuole superiori, ottenendo il primo premio sezione scuole superiori al Sottodiciotto Fim Festival (Rabbia allo schermo, 2002). Tra i suoi libri: “Poesie aeree” (2014); “Favolesvelte” (2016), “Vit(amor)te. “Poesie per arcani maggiori” (2020). Per Edizioni del Capricorno ha pubblicato il noir “Il corpo crudo” (2023).
“Le signore dei giochi” (€uro 13,00 p. 364), pubblicato da Edizioni del Capricorno, è il nuovo romanzo noir di Valeria Bianchi Mian, una favola nera intensa ed emozionante.
Torino: nell’elegante casa in Corso Fiume, la baronessa Maria Teresa Falleri si riunisce come di consueto, con le amiche Piera Granieri e Maddalena Ferrante. Le tre donne formano un sodalizio di sensitive, ognuna dotata di una particolare qualità. Piera Granieri è dotata di poteri psichici, che la rendono in grado di avvertire immediatamente il pericolo che si nasconde dietro gli eventi raccontati, nonostante cominci a manifestare sintomi di demenza senile. Maddalena Ferrante è una medium che unisce questa dote a un carattere affabile, generoso, materno e a una notevole capacità nelle relazioni pubbliche. La baronessa Falleri, possiede ua dote particolare, padroneggia benissimo l’arte della psicoscrittura. La baronessa, inoltre, ha una personalità carismatica e forti qualità organizzative di cui si serve per organizzare eventi a casa sua, specialmente quelli in cui clienti dell’alta società torinese richiedono consulti alle tre donne. L’amicizia del trio, beché consolidata da anni, non è immune però da feroci contrasti interni e da una vena di competizione, elementi presenti fin dall’origine del gruppo.
L’equilibrio del gruppo, s’infrange dramaticamente, quando durante una riunione, appare all’improvviso un documento del 1995, riguardante una donna, Eva Amariei, che riporta le tre, specialmente la baronessa, in un passato che volevano dimenticare. Si tratta di Eva Amariei, giovane senzatetto, dalla vita travagliata, che rimasta incinta, era stata aiutata dalle tre donne. La baronessa, in particolare, l’aveva ospitata nella sua baita di famiglia nei dintorni di Viù, perchè potesse serenamente portare a termine la gravidanza. Eva però, scomparve senza lasciare traccia in concomitanza con un evento luttuoso e devastante che colpì Maria Teresa, che decise di seppelire la storia nell’oblio.
Eva sembra essere tornata per chiedere giustizia e uno stillicidio di episodi inquietanti inizia a colpire il trio, spingendo la baronessa a usare la psicoscrittura, in una sofferta ricerca della verità. Maria Teresa non è l’unica a indagare: Viviana, la nipote di Maddalena, preoccupata per l’evolversi drammatico degli eventi, chiede aiuto a un’amica, Greta Pietropaoli, che in passato era stata coinvolta in un episodio criminale, di cui aveva trovato la soluzione. Maria Teresa e Greta, parallelamente, entreranno in un labirinto infernale, lastricato di delitti, menzogne tradimenti, mentre il pericolo e la tensione ragggiugono un apice adrenalinico. Il volto demoniaco del Minotauro e del suo delirante progetto apparirà, in una resa dei conti nei boschi, avvolta in una notte di tregenda, costellata di pioggia e fulmini, in cui la fine sembra scontata, ma un colpo di scena rimescolerà le carte, in un finale aperto e struggente.
Il romanzo di Valeria Bianchi Mian è la sintesi perfetta di più generi letterari. E’ senza dubbio un noir, perchè la storia e i personaggi che si muovono sul suo palcoscenico, incarnano diversi aspetti della società contemporanea, come il rapporto familiare, visto attraverso gli occhi di padri, madri, figlie, figli, fratelli e sorelle, con i chiaroscuri che li caratterizzano, anche alla luce della nascita di nuclei, non coincidenti con l’idea tradizionale di famiglia.
La figura della donna, nelle sue sfaccettature positive e negative, è sviscerata a fondo, con estrema onestà intellettuale, senza cadere nella retorica paralizzante del politicamente corretto. Gi aspetti efferati del noir sono padroneggiati con estremo equilibrio, anche le scene più crudeli, rientrano simmetricamente e coerentemente nel quadro della storia, evitando la trappola degi effetti truculenti gratuiti e tesi a vellicare gli istiti più bassi di chi legge.
E’ un thriller psicologico, di cui possiede la tensione, che deriva dall’immergersi nel tunnel oscuro della parte ctonia degli esseri umani, illustrando con una scrittura avvincente e fluida, l’uscita o la caduta nei propri inferi personali. In particolare, ciò è vero, in merito al tema della martenità, chiave di volta del romanzo; come su un arazzo, l’autrice ne dipinge la duplicità, celeste e infera, il dono della vita come affetto gratuito, generoso, disinteressato e il furto della vita, come appagamento egoista, come soddisfaione del proprio egoismo, sull’altare del quale, si sacrificano vite, sentimenti, destini. con una crudeltà spietata, disumana, che uccide l’amore dentro di sè e fuori di sè. E’ un thriller esoterico, in cui l’esoterismo è affrontato in modo serio, profondo, preparato, radunando in una partitura armoniosa i riflessi e le ombre che provoca in chi lo pratica, e una visione più ampia della realtà, che chi ne è investito, potrà accettare o rifiutare, dare un senso psicologico o esoterico alla vicenda, specialmente nel finale, perfetto nell’essere aperto a entrambe le soluzioni, perchè così avviene nella realtà.
E’ anche una favola nera, pregna di elementi gotici e romantici, perfettamente assemblati con gli altri, arrichita anche da un taglio cinematografico, la scena d’apertura non avrebbe sfigurato nel ciclo dedicato da Dario Argento alle Madri. Superlative le scene in cui la natura è protagonista alla pari con i personaggi umani, ritratta nei suoi tratti idilliaci e in quelli cupi rabbiosi, feroci, come doppio specchio che riflette le anime dei protagonisti e delle protagoniste, con i sentimenti, i travagli, le sensazioni, le angosce, le gioie, che vi si intrecciano.
E’ un romanzo impegnativo, nel senso che impegna e coinvolge le menti e i cuori di lettori e lettrici fino all’ultima pagina, nella corsa per arrivare alla verità della storia e, conteporaneamente, ad arrivare a qualche verità su di sè.
Si deve aggiungere anche l’intersezione nel tessuto narrativo già così ricco degli elementi della tragedia greca e shaskespeariana. Della prima, vi è l’aspetto della catarsi, ottenuta attraverso la sofferenza che comporta il liberarsi dalle radici velenose del passato remoto, prossimo e del presente. L’aspetto shakesperariano, nei monologhi incisivi, tragici, lucidi e spietati nella loro follia, in cui il male esprime se stesso nella sua forma più pura e sconvolgente.
Valeria Bianchi Mian, in ultima analisi, ha un rapporto leale con lettori e lettrici, perchè dissemina elementi in modo che arrivino in modo indipendente allo scioglimento dell’enigma e dipende da chi legge vivere la storia in modo attivo e partecipe o, semplicemente, facendosi portare per mano fino alla fine.


