Un ritorno al passato. Correva l’anno 1996 quando uscì, per la casa editrice Idelson, il saggio di Raffaello Vizioli, professore ordinario di Clinica Neurologica all’Università di Roma “La Sapienza” e Vice-presidente della Società italiana di Psichiatria Biologica, dal titolo “Psicopatologia del Comunismo”. È un saggio complesso che si occupa di diverse questioni, non solo di questa ideologia, dal quale, per necessità espositive, traggo solo tre spunti. Il primo dalla prefazione di Paolo Sylos Labini, professore ordinario di Istituzioni di economia politica sempre a “La Sapienza”: “comprendere il comunismo – e il suo fallimento che è morale prima ancora che economico” (p. IX). Gli altri due, dell’Autore: “Il messianismo di per sé non è portatore di valori etici, anzi in suo nome si possono compiere le peggiori atrocità come la storia insegna” (p. 9); “per comunismo patologico quello di scrittori, artisti, uomini di teatro e di cinema, personalità, insomma, del mondo della cultura dell’arte […] comunisti da salotto”.
Una premessa indispensabile per profilare le personalità di Scanzi, Berizzi, Canfora, Montanari ed altre comparse attuali dell’antifascismo, a confronto con Almirante che andò a rendere omaggio alla salma di Berlinguer, con Nilde Iotti e Pajetta che andarono ad onorare quella di Almirante, con Pertini che andò all’ospedale a portare un saluto a Paolo Di Nella ucciso dai nuovi partigiani.
Tre sono le caratteristiche che distinguono, e moralmente separano, gli ultimi cascami di un’ideologia morta di anemia perché vampirizzata dal liberalcapitalismo, e i citati Almirante, Pertini, Iotti e Pajetta, combattenti veri su due fronti opposti. La prima è che finita la guerra ricompongono i ranghi collaborando per una Italia da condividere, senza la patologia di un assolutismo messianico.
La seconda è la trasformazione dell’interlocutore in avversario politico, non in nemico assoluto. Per i primi l’identità era certa, non aveva bisogno di una ferocia che la definisse né l’odio viscerale che la confermasse; i secondi, esangui portatori del nulla intellettuale, impotenti fustigatori di una realtà inaccettabile, paranoici negatori di un mondo incomprensibile, distribuiscono pozioni velenose e, per dirla alla Costanzo Preve, avvelenano i pozzi dove dovrebbero abbeverarsi le nuove generazioni.
L’ultima è la perversione di onnipotenza che affligge ogni narcisista, consapevole della propria debolezza interiore, come ogni puritano che nasconde dietro il moralismo accattone le voglie inesaudite a causa della paura di fallire, della frustrazione di non essere calcolato, della introietta consapevolezza della propria miseria interiore.
Certo che è dura essere delle nullità e dover ogni mattina sopperire alla propria inconsistenza sputando anche sui morti pur di far finta di essere vivi, da un lato. Dall’altro, dover mantenere la linea predisposta dal sistema per potersi guadagnare pagnotta, visibilità e una irrisoria consistenza.

