Un intervento che non ti aspetti, quello di Riccardo d’Elicio, presidente del Cus Torino, il centro universitario sportivo. Perché, per presentare le Universiadi invernali che si svolgeranno tra il 13 ed il 23 gennaio nella provincia subalpina, ha citato i goliardi. E non come un simpatico ricordo di tempi ormai lontani e che non ritorneranno. Ma come realtà viva e che può tornare a svolgere un ruolo importante in una città che deve puntare con maggior vigore sulla formazione universitaria.
Ovviamente la goliardia è ridotta a ben piccola cosa. Ma la citazione di d’Elicio è molto più importante di quanto sembri. Perché è un invito esplicito a volare alto, ad andare oltre i libri e internet, a riscoprire il valore della fantasia, della creatività. E, se si volesse davvero essere coerenti, ad ignorare il politicamente corretto che è la morte di ogni libertà creativa.
Anche la scelta della presentazione delle Universiadi sembra non casuale. Perché lo sport è un momento di libertà. Dagli esami universitari e dai limiti personali. Una città universitaria deve vivere e crescere sul superamento di questi limiti ottusi. Deve riscoprire il fascino dello sberleffo, della risata, dello scherzo, dell’irriverenza. Deve andare oltre. Oltre ogni limite, per guardare al futuro che non può essere uguale al presente.
E invece l’Università italiana è il luogo della vera conservazione del potere costituito. È il luogo della paura e del conformismo che si maschera per apparire trasgressivo ma che, dietro le apparenze della finta avanguardia approvata dal potere, nasconde la lotta a ciò che è davvero diverso dagli stereotipi del politicamente corretto.
D’Elicio parla di goliardia perché sa perfettamente che solo lo sberleffo salverà l’Università dalla falsa innovazione.
Universiadi, sport, cultura e goliardia..
Un intervento che non ti aspetti, quello di Riccardo d’Elicio, presidente del Cus Torino, il centro universitario sportivo. Perché, per presentare le Universiadi invernali che si svolgeranno tra il 13 ed il 23 gennaio nella provincia subalpina, ha citato i goliardi. E non come un simpatico ricordo di tempi ormai lontani e che non ritorneranno. Ma come realtà viva e che può tornare a svolgere un ruolo importante in una città che deve puntare con maggior vigore sulla formazione universitaria.
Ovviamente la goliardia è ridotta a ben piccola cosa. Ma la citazione di d’Elicio è molto più importante di quanto sembri. Perché è un invito esplicito a volare alto, ad andare oltre i libri e internet, a riscoprire il valore della fantasia, della creatività. E, se si volesse davvero essere coerenti, ad ignorare il politicamente corretto che è la morte di ogni libertà creativa.
Anche la scelta della presentazione delle Universiadi sembra non casuale. Perché lo sport è un momento di libertà. Dagli esami universitari e dai limiti personali. Una città universitaria deve vivere e crescere sul superamento di questi limiti ottusi. Deve riscoprire il fascino dello sberleffo, della risata, dello scherzo, dell’irriverenza. Deve andare oltre. Oltre ogni limite, per guardare al futuro che non può essere uguale al presente.
E invece l’Università italiana è il luogo della vera conservazione del potere costituito. È il luogo della paura e del conformismo che si maschera per apparire trasgressivo ma che, dietro le apparenze della finta avanguardia approvata dal potere, nasconde la lotta a ciò che è davvero diverso dagli stereotipi del politicamente corretto.
D’Elicio parla di goliardia perché sa perfettamente che solo lo sberleffo salverà l’Università dalla falsa innovazione.
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