Yamandù Orsi, chi era costui? È il presidente dell’Uruguay, con origini italiane oltre che spagnole. Ed ha appena incontrato a Pechino l’omologo Xi Jinping. Accolto con grandi onori, con incontri con i vertici cinesi nei diversi settori. Un approccio, quello di Pechino, molto diverso rispetto alle aggressioni statunitensi contro i Paesi latinoamericani. Niente bombardamenti, niente rapimenti. Nessuna minaccia.
Solo affari, vantaggiosi per entrambi. In questo caso particolarmente vantaggiosi per l’Uruguay che, nella prima parte dello scorso anno, aveva registrato un surplus commerciale con la Cina di 187 milioni di dollari. Esportando soprattutto prodotti alimentari, ma anche legname, ed importando prodotti chimici, elettronica e macchinari.

Probabilmente ora i buoni e democratici di Washington inizieranno con minacce e dazi contro Montevideo. Per impedire, come al solito, che qualche Paese dell’America latina si affranchi dal controllo yankee.
Oppure proveranno ad invitare Orsi a qualche festino od orgia in stile Epstein. Perché la morte – sempre più misteriosa – del porco numero 1 non impedisce alla fogna occidentale di proseguire con gli stessi metodi e con i medesimi obiettivi.