Valditara e il dovere di studiare per farsi sfruttare

28 Maggio 2024

Le imprese hanno bisogno di manodopera qualificata, dunque la scuola italiana deve attrezzarsi per fornirla. Le indicazioni di Giuseppe Valditara, ministro dell’istruzione, sono chiare. La scuola non deve formare nuovi uomini e donne in grado di affrontare la vita, ma ingranaggi di qualità al servizio delle aziende. E va bene, ciascuno ha la sua visione della scuola e anche, e soprattutto, della vita.

Però in tutto il lungo intervento del ministro, in vista del G7 dell’istruzione, manca un aspetto che forse non è proprio irrilevante: perché un giovane dovrebbe affrontare studi seri ed una preparazione di alto livello per poi andare a lavorare in un’azienda italiana che lo paga poco e lo tratta male? Perché la qualità raggiunta non dovrebbe metterla a disposizione di imprese straniere che riconoscono retribuzioni superiori e migliori standard di vita all’interno ed all’esterno dell’attività lavorativa?

Mai che un ministro – dell’istruzione, del lavoro, delle attività produttive – si degni di pronunciare due parole sulla qualità dell’organizzazione del lavoro in Italia. Andando oltre le banalità, e le menzogne, sul costo del lavoro. I livelli retributivi, l’adeguamento all’inflazione, i tempi di lavoro, la sicurezza, il welfare aziendale, la meritocrazia, l’autoritarismo, la mancanza di coinvolgimento dei lavoratori: tutti argomenti tabù per maggioranza ed oppofinzione.

Meglio chiedere a insegnanti poco preparati di preparare meravigliosamente bene le future maestranze. Meglio chiedere di portare in cattedra i manager e gli esperti vari delle aziende disposte ad accogliere – in stage gratuiti, ça va sans dire – i giovani studenti. Magari accompagnando lo sfruttamento legalizzato con belle frasi sulla collaborazione, sull’azienda come una famiglia, sul patriottismo nel farsi sfruttare da chi, però, ignora il patriottismo quando sceglie di delocalizzare.

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