Valeria Bianchi Mian, la “signora dei giochi” tra noir ed esoterismo

4 Novembre 2024

Dopo aver pubblicato la recensione del romanzo di Valeria Bianchi Mian, “Le signore dei giochi” (€uro 13,00 p. 364), pubblicato da Capricorno Edizioni, approfondiamo il tema con una intervista all’autrice.

Com’è nata l’idea del romanzo?

 

L’idea è nata camminando. Il trekking, ovvero la passeggiata sportiva nel bosco, è per me, come per altri appassionati a questa attività, una fonte di ispirazione, perché il tempo trascorso nella natura, apre lo spazio alla meditazione. Tra le Valli di Lanzo e la Val di Susa non saprei scegliere: adoro entrambe. Proprio per questo motivo nei miei romanzi compaiono scorci dell’Orrido di Chianocco, così come i sentieri di Viù. Proprio a Viù si trova, ad esempio, una pietra di antiche origini, conosciuta come “masso Falchero”, sulla quale sono state scolpite tre donne che sembrano danzare. Sono figure che rimandano alle divinità celtiche e fanno capolino nella trama del romanzo.

E’ giusto dire che nel ritrarre gli aspetti plurali della realtà contemporanea, Lei si serve di elementi appartenenti a diversi generi letterari e ad altre forme artistiche?

 

Sì, interessante, sono d’accordo. Utilizzo molte immagini metaforiche ed elementi poetici o di prosa poetica anche nel linguaggio noir. D’altronde, pensiamo alle filastrocche infantili che fanno paura, alle canzoncine che hanno ispirato tanti film horror. Pensiamo alle fiabe russe: le tematiche del caso sono state descritte da Vladimir Ja. Popp. Queste narrazioni contengono centinaia di elementi terrificanti, e noi, sin da piccoli, facciamo i conti con streghe, lupi feroci e altre mostruosità affascinanti che abbondano nella letteratura del’infanzia. Nella realtà contemporanea questi elementi sono mitologemi ancora vivi e pulsanti, che però vanno in qualche modo riscattati dal ruolo unilaterale di “cattivi”, anche attraverso una riflessione psicologica. Quidi si potrebbe dire che l’elemento saggistico è compreso nei miei libri noir, con l’intento del far rifettere lettori e lettrici sui lati oscuri della stessa umanità.

 

E’ corretto dire, in particolare, che questo spiega perché il suo libro può essere letto come un noir, un thriller psicologico, un thriller esoterico, una favola nera, in cui si intersecano armoniosamente il taglio cinematografico sullo stile di Dario Argento ed elementi della tragedia classica e shakespeariana?

 

Grazie, lo prendo come un apprezzamento. Sono cresciuta a pane e “Profondo rosso”. Quando ero piccola e la televisione ancora molto sperimentale, in una fascia oraria non adatta ai bambini era stata trasmessa una serie dal titolo “Sette storie per non dormire”. Credo che la bambola Zuni della “Trilogia del terrore” sia per me una sorta di Brownie che dal mondo interno mi suggerisce trame. Un po’ nel mio piccolo, come capitava a Stevenson con i suoi “gnomi gotici”. La tragedia è il dionisiaco che frammenta, spacca, squarcia e dilania. Per affrontare il tragico occorre uno sguardo comprensivo ma anche capace di difendersi dal Male. E’ un bellissimo allenamento per gli scrittori come me.

E’ vero che in questo romanzo come già nel precedente “Il corpo crudo” i temi della famiglia e della maternità sono approfonditi nei loro aspetti di luce e di ombra, illuminando le influenze positive e negative che possono avere nell’evoluzione personale e poi, di conseguenza, nell’evoluzione sociale dei rapporti con gli altri e la società?

 

Sì, soprattutto in quest’ultimo volume, “Le signore dei giochi”, il tema della maternità nei suoi aspetti distruttivi, divoranti, limitanti, neganti, è il perno della storia. L’ Ombra dell’Uroboro Materno, insomma della “Grande Madre” archetipica descritta da Carl Gustav Jung, pervade i personaggi nella loro visione della “generatività”. Mi premeva dare una versione “al femminile”, se possibile, delle trame Noir, essendo anche, per ora, l’unica donna all’interno della collana Piemonte in Noir di Capricorno Edizioni (c’è anche Giada Figini ma scrive insieme al padre).

 

E’ vero che Lei verso lettori e lettrici ha un rapporto leale, nel senso che dà loro la possibilità di arrivare alla soluzione in maniera indipendente?

 

E’ importante fidarmi di me stessa. Qesto rapporto leale è tra me e me, in quanto fino alla fine, mentre scrivo non so mai chi veramente avrà la “responsabilità”. Nei miei romanzi tutti potenzialmente potrebbero essere coloro che compiono o hanno compiuto un gesto criminoso, perché tutti sono umani e, proprio come noi, che siamo in carne e ossa, anche loro, in nero su bianco, hanno la possibilità di scegliere. Quindi, diciamo che sciegliendo i personaggi fanno sì che la trama vada in una direzione o in un’altra. E così io eseguo la loro volontà. Ai lettori non resta che seguire la caccia al tesoro, nella quale il “tesoro” è la soluzione del rebus.

 

E’ corretto dire, in particolare, che cerca attraverso le pagine del romanzo, di creare un rapporto partecipativo con chi legge?

 

Anche questa è una domanda che mi fa riflettere. Sicuramente cerco di non inculcare nulla ma di stimolare le suddette riflessioni e ulteriori domande.

 È vero che la parte esoterica del romanzo oltre ad essere affrontata in modo approfondito e documentato, non offre risposte preconfezionate ma è aperta alla pluralità d’interpretazioni di lettori e lettrici?

 

Diciamo che l’esoterismo, e nello specifico, l’alchimia, o il mondo dei Tarocchi, la Cabala, sono tutti argomenti talmente vasti e meritevoli di un viaggio autonomo, individuale, che non si possono proprio dare risposte preconfezionate. Ci sono molte persone che, in effetti, e non necessariamente attraverso un romanzo, ma proprio anche attraverso corsi o proposte, cercano di imporre un’unica visione, una teoria che si rivela più vicina al dogma. Ecco, chi lo fa… mente.

 

Pensa di approfondire a livello narrativo, i temi esoterici?

 

Al livello narrativo sono sempre presenti questi temi. Nel mio, diciamo, filone compariranno ancora.

 

E’ giusto dire che nel suo romanzo la natura è una protagonista presente e partecipante?

La natura siamo noi. Noi siamo animali. Animali culturali, certo, ma animali. Ci piace credere diversamente, ma poi arriva la malattia, e arriva la morte, a ricordarci che siamo animali. La neocorteccia è la nostra veste più brillante, senz’altro, ma sotto pulsa il sistema limbico. Il gioiellino amigdala ci collega al mondo emotivo. Il corpo ci riporta alla tana, alla casa, alla strada sulla quale camminiamo dalla culla alla bara. Non abbiamo bisogno di dimostrazioni drastiche come i tornadi per ricordarcelo, per renderci conto che apparteniamo al mondo naturale. Occorre una riflessione quotidiana che tenga conto della cura che viene dal nostro stesso appartenere a questa Terra. Ed è una meraviglia quotidiana.

 

Può anticiparci qualcosa in merito al suo prossimo romanzo?

 

Il prossimo romanzo parlerà di gruppi: luci e ombre delle relazioni umane nei gruppi. Gruppi di pari. Gruppi di famiglia. Psicosette. L’aspetto esoterico è legato agli angeli e alle loro gerarchie.

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