Valle d’Aosta alla ricerca dell’identità perduta. O venduta per turismo?

13 Febbraio 2024

“Un popolo si riconosce nella propria lingua”, scrive correttamente Christian Sarteur, responsabile politico del movimento Pays d’Aoste Souverain. E, con onestà, ricorda che negli ultimi decenni la politica valdostana ha messo da parte gli investimenti culturali per dedicarsi ad appalti, prebende, affari di ogni tipo. Così si è arrivati ad iniziative musicali di artisti locali in cui i tre quarti dei cantanti proponeva brani in inglese: è la lingua del turismo, d’altronde, e la Vallée ha deciso di esistere solo in funzione del turismo.

Così anche le, ormai stantie, rievocazioni dei “bei tempi andati”, dei “mestieri di un tempo”, hanno perso ogni significato ed ogni capacità di coinvolgere i turisti. Due mondi che si guardano e non si incontrano se non al momento dello scambio tra denaro e prodotto finto artigianale.

I locali di intrattenimento sparano musica a palla, sempre musica statunitense. Perché bisogna accontentare il turista inglese e quello scandinavo. Troppo ubriachi per aver voglia di conoscere la cultura locale che, ovviamente, non viene neppure proposta. Un turismo del mordi e fuggi, del consumo dozzinale che porta, inevitabilmente, al consumo di suolo per offrire un domaine skiable sempre più ampio, con altri locali sulle piste dove mettere altra musica americana.

E, in nome del turismo straniero, si alzano i prezzi di qualsiasi cosa perché, tanto, nell’Europa del Nord o negli Usa guadagnano di più e possono pagare.

Photo archivio Maria Infantino

Ma andare a proporre di cambiare approccio e sistema è una bestemmia. Dunque ci si può accontentare di qualche corso in più di patois. Magari di più serietà nell’insegnamento del francese nelle scuole. Basta? Ovviamente no. Anzi, non serve a nulla. Perché, usciti dalle aule, i ragazzi si infileranno le cuffie per ascoltare i cantanti angloamericani. Magari anche i rapper napoletani, o i trapper nordafricani. Per poi andare a servire spritz a prezzi folli agli ubriachi nordeuropei stravaccati nei locali di tendenza. È il turismo selvaggio, bellezza. E tu non ci puoi fare niente (se non cambi completamente la mentalità).

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