La candidatura di Vannacci nelle liste della Lega alle elezioni europee: un azzardo? Un suicidio politico? Una sfida ai neomeloniani? Una sfida di Salvini ai colonnelli leghisti? Forse un po’ di tutto questo.
È evidente che il generale non incarna assolutamente nulla di tutto ciò che la Lega è stata in termini di indipendentismo, anche di federalismo. Ma i colonnelli che si sono ribellati all’imposizione di Salvini, in nome della preferenza per donne e uomini del territorio, fingono di non ricordare che sono stati proprio questi personaggi a far crollare la Lega nei sondaggi. Per manifesta incapacità. E vale per coloro che hanno fatto poco o niente rimanendo sul territorio (e quando han fatto niente hanno evitato i danni di chi ha fatto poco), e per coloro che sono andati in Europa con pessimi risultati, se non quelli di tagliare i rapporti con chi li aveva sostenuti e a cui, adesso, chiedono nuovamente il voto.
Quanto ai neomeloniani, è evidente che una consistente parte condivide le esternazioni di Vannacci. Che anche sui disabili non ha detto nulla di offensivo – come ha perfettamente spiegato ieri, da autorevole psichiatra, Adriano Segatori – ma che, da perfetto esponente della destra italiana, non è assolutamente in grado di gestire i rapporti con i media, apertamente schierati sul fronte opposto.
Dunque Salvini spera, attraverso il generale, di intercettare una parte dell’elettorato di destra ampiamente deluso dai ripetuti tradimenti degli esponenti di Fdi. In politica estera, sulle questioni sociali, nei rapporti con la storia.
D’altronde, per salvarsi, questa è l’unica chance rimasta a Salvini. Perché, dopo il voto, dovrà affrontare la rabbia di una Lega che ha perso anima e bussola. Colonnelli pronti a cambiare rotta pur di ricevere l’applauso della gauche in redazione. Una sinistra intellettuale che incensa il doge Zaia perché ha perso Verona, Padova e non conta nulla a Venezia. Una gauche intello che critica Fugatti solo per la questione orsi, ma lo applaude per la scelta di una squadra che andrà incontro a una sconfitta a Rovereto e poi a Trento.
La Lega che piace alla sinistra al caviale.

