Il generale Vannacci non è, certo, un Parlamentare Europeo comune. Siamo infatti abituati a vedere quello di Strasburgo come una sorta di convito degli elefanti. Dove politici ormai decotti vanno a chiudere la loro, poco luminosa, carriera. Con una notevole prebenda economica.
Ma Vannacci è di tutt’altra pasta. Per lui, palesemente, Strasburgo è tutt’altro che una, opulenta, pensione. Piuttosto un trampolino di lancio.
Infatti interpreta il suo ruolo di parlamentare europeo in modo sicuramente non comune.
Lo vede vede come un seggio, e osservatorio, privilegiato, dal quale gli è possibile intervenire sulla politica italiana. E, soprattutto, sul ruolo che l’Italia dovrebbe assumere nell’attuale scenario internazionale.
Che è scenario complesso. E non facile da decifrare, vista l’elezione di Trump alla Casa Bianca, che ha lasciato completamente spiazzati, e in palese stato confusionale, i nostri politici. Afflitti, tutti, a destra come a sinistra, da un nanismo patologico. E da un provincialismo senza speranza.
Il generale, invece, vola alto. Ed ha, indiscutibilmente, una visione politica che potrà anche essere discutibile, ma che va molto al di là degli, asfittici, corridoi di Montecitorio.
E ne è esempio, eclatante, la proposta che ha, ora gettato sul tavolo. Parlare con la Russia. E cominciare a parlare presto. Uscendo dagli schemi, rigidi e sclerotici, di una contrapposizione senza se e senza ma. Quelli in cui, per essere chiari, si è lasciata imprigionare Giorgia Meloni. E che rappresentano una strada senza uscita.
Una dichiarazione eccentrica e provocatoria, quella di Vannacci? O addirittura il delirio di un russofilo che sogna l’uscita dell’Italia dal sistema di alleanze occidentali in cui è inserita?
Sinceramente non lo credo. Il generale è uomo intelligente ed accorto, e ben inserito, da sempre, nel sistema di potere militare di questo Occidente guidato, diciamo così, da Washington.
Piuttosto penserei ad intelligenza politica. Merce sempre più rara dalle nostre parti, purtroppo. E, in generale, in Europa. Perché siamo, anche qui, in ben cattiva compagnia.
Vannacci, piuttosto, ha visto il momento per dare voce ad un malessere diffuso nelle nostre forze armate. Ed anche in una parte, estremamente consistente, del nostro mondo economicio. Che sta pagando un prezzo troppo alto al confronto/scontro con Mosca. Voluto da interessi che non solo non ci coinvolgono nelle decisioni, ma sono, palesemente, contrari ai nostri.
Vannacci ha recepito, con lucidità, questo malessere diffuso. E sta dandogli voce.
Tuttavia questo non significa una posizione di rottura con I’Occidente. E, soprattutto, con il Grande Fratello americano. Al quale il nostro generale resta, comunque, legato per formazione ed anche forma mentis.
Piuttosto, penserei ad una chiara visione del mutamenti in corso a Washington. Con Trump, sempre più prossimo ad insediarsi alla Casa Bianca, che sta, rapidamente, cambiando la strategia statunitense. Lasciando completamente spiazzate le, insufficienti, élite europee.
Mutamenti che, invece, Vannacci ha ben colto. Forse, aiutato in questo da determinati ambienti militari e politici statunitensi cui è sempre stato legato.
E quindi gioca d’anticipo. Parlare con la Russia. Trovare un accordo, e lasciare, in sostanza, Zelensky al suo destino.
Quello che, con ogni probabilità, farà Trump appena nello Studio Ovale.
Certo, è, almeno in parte, una scommessa. Con un rischio molto alto.
Ma il generale mi sembra, davvero, un buon giocatore


