Un negoziante, una grande risorsa, violenta una bambina di 13 anni nella periferia di Torino: rimesso in libertà perché “è dispiaciuto”. Una grande risorsa aggredisce un giovane che ora è in coma: rimandato a casa dove viene accolto come un eroe. Un uomo, derubato da due grandi risorse in monopattino, insegue i ladri con l’auto, li investe e picchia quello che non riesce a scappare e che finisce in ospedale: a casa anche l’investitore. Sempre a Torino.

Forse il carcere come deterrente non funziona più, sicuramente funziona il tentativo di svuotare le prigioni alle prese con il sovraffollamento. Perché costruire nuove strutture costa, e la coperta è corta se non si parla di armi per Zelensky.
C’è, però, un piccolo aspetto da tenere in considerazione nonostante Crosetto: tutti questi episodi, al di là del dolore delle vittime e della rabbia delle rispettive famiglie, creano un clima di totale impunità. Se mandi un ragazzo in coma e vieni festeggiato, se stupri una bambina e torni a casa perché sei dispiaciuto, se dopo ogni aggressione i responsabili vengono “identificati” e rimandati a casa, se un magistrato romano si indigna non per i furti delle borseggiatrici ma per la triste vita delle povere ragazze, chi deve tutelare bambini, anziani e chiunque non sia in grado di difendersi?
