Dunque…John Ratcliffe, a capo della CIA, è volato a Mosca per un, rapido, abboccamento con i vertici del Cremlino. Missione segreta…
A dire il vero, segreto di Pulcinella, visto che tutti i media ed i siti online hanno riportato, con una certa enfasi, la notizia. Che é, comunque, notizia di notevole importanza. Di quelle che fanno davvero rumore…
Anche perché Ratcliffe è, da sempre, violentemente ostile a Mosca. Considerato uno dei principali rappresentanti delle posizioni anti-russe all’interno della Amministrazione Trump.
Ed è qui, appunto, che comincia il vero mistero. Che ci è andato a fare al Cremlino l’ottimo Ratcliffe?
È andato ad avvisare Putin che la pazienza di Washington sta finendo, e che, quindi, deve accettare di trattare la pace in Ucraina….
No. È andato a portare l’assenso di Washington all’ormai conclamata vittoria russa. Ed a trattare i presupposti per un’uscita di scena degli States…
Un’ipotesi, in realtà, vale l’altra, visto che non vi sono notizie di alcun tipo sulla visita di Ratcliffe a Mosca. Nè su chi abbia incontrato, nè di cosa abbia potuto discutere.
Unica certezza, è che Washington ha chiesto, ovvero imposto, a Kiev di evitare attentati o lanci di missili sulla capitale russa per tutta la durata della visita.
Ordine, perché di questo si trattava, cui gli uomini di Zelensky hanno dovuto, obtorto collo, obbedire.
Tuttavia, visto che è assai improbabile che Ratcliffe sia andato a Mosca per acquistare una matrioska o per assaporare il borsch, qualche ragionamento in merito lo possiamo provare a fare. Senza alcuna pretesa di avere la chiave della verità in tasca.
Innanzi tutto va rilevato che è lui, avverso alla Russia, ad essere andato a Mosca. Un passo non secondario, perché lascia intuire la volontà dell’Amministrazione statunitense di cercare un qualche accordo col Cremlino.
E per questo Ratcliffe è, paradossalmente, il giusto apristrada.
Proprio perché rappresenta la parte del governo statunitense che, fino ad ora, è stata più contraria alla Russia.
La sua, silenziosa, visita potrebbe essere un andare a Canossa.
Comunque un successo per Putin.
Ratcliffe, per altro, è giunto a Mosca nelle stesse ore in cui questa era oggetto di un’altra, importante, visita diplomatica.
Quella di Monsignor Paul R. Gallagher, inviato speciale del Vaticano. Che ha incontrato Lavrov e discusso della possibilità di porre fine alla guerra in Ucraina.
Coincidenza? Sinceramente ne dubito.
Sembra, piuttosto, che Ratcliffe sia corso a Mosca sulla scia del rappresentante di Papa Leone XIV.
Forse perché qualcuno alla Casa Bianca temeva di venire tagliato fuori dalle trattative.
Una cosa, comunque si voglia vedere, resta indiscutibile.
Mosca è, ora come ora, il centro della diplomazia internazionale. Di quella vera, naturalmente. Non delle sceneggiate dei nostri “volenterosi”.
Putin ha già portato a casa un notevole risultato.
Se questo, poi, porterà ad una pace concordata resta tutto da vedere.

