Cari lettori,
C’è un momento preciso in cui Torino sveste i panni di composta capitale industriale e indossa quelli, decisamente più affascinanti e audaci, di regina incontestata della ricerca visiva europea. Quel momento coincide con l’inizio dell’autunno, quando i viali storici e i cortili barocchi della città si accendono grazie alla rete di TAG – Torino Art Galleries.
L’anno 2026 segna una tappa fondamentale per l’associazione nata nel 2000: una maturità progettuale che si riflette in una proposta espositiva straordinariamente densa, capace di far dialogare i grandi maestri del Novecento con le sperimentazioni multimediali più estreme della Gen Z. Raccontare la nuova stagione di TAG significa mappare una costellazione di spazi indipendenti e storici che, uniti sotto l’ormai iconico format di Ouverture, scardinano la rigidità dei tradizionali orari istituzionali per accogliere collezionisti, curatori e appassionati in una vera e propria festa diffusa del pensiero visivo. Grazie al sostegno storico della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, le gallerie torinesi dimostrano ancora una volta come il collezionismo privato e la curatela di ricerca siano il vero motore sotterraneo della cultura cittadina, unendo ben 18 spazi di eccellenza.
Quest’anno, passeggiando tra i quartieri della città, emerge chiaro un fil rouge incentrato sul ritorno a una fisicità materica prepotente, affiancata da riflessioni profonde sul post-digitale e sull’identità ecologica. Tra le tappe imperdibili di questa costellazione spicca Mazzoleni in Piazza Solferino, da sempre punto di riferimento per il dialogo internazionale, che si distingue per progetti capaci di ridefinire lo spazio della superficie pittorica unendo i maestri storicizzati a proposte contemporanee rigorose. Poco distante, la Galleria Giorgio Persano si conferma il luogo ideale per respirare la storia concettuale della città, declinata in visioni geopolitiche attualissime attraverso i nomi storici che hanno scritto le pagine dell’Arte Povera e delle installazioni site-specific.
Per chi cerca la monumentalità della materia e la leggerezza dell’idea, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea rappresenta il ponte perfetto grazie alla sua forte impronta legata ad artisti e scultori di fama globale. La freschezza della ricerca emergente trova invece la sua casa ideale da A Pick Gallery e da CRAG (Chioni Research Art Gallery), spazi dinamici e attentissimi a catturare i trend della pittura figurativa contemporanea e i nuovi linguaggi installativi di giovani talenti internazionali.
Per gli amanti della fotografia d’autore, Photo & Contemporary si conferma una certezza assoluta, capace di oscillare tra la storicità dello scatto documentario e la manipolazione digitale dell’immagine, mentre Luce Gallery e Gagliardi e Domke si impongono come luoghi dove l’audacia visiva la fa da padrona, con una forte apertura verso la scena globale, la pittura iper-contemporanea e le installazioni multimediali che sfidano la percezione dello spettatore. Fanno parte di questa straordinaria rete anche realtà del calibro di Benappi, Febo e Dafne, Metroquadro, Costantini, Roccatre, Simóndi e Weber & Weber, ognuna portatrice di un’identità curatoriale definita che trasforma la mappa di Torino in un labirinto di scoperte estetiche.
Il 2026 di TAG non si esaurisce con i suggestivi opening serali di Ouverture; l’associazione ha saputo destagionalizzare l’offerta costruendo ponti d’oro lungo tutto l’anno. Abbiamo vissuto la vibrante TAG Art Night a maggio, in perfetta sinergia con eventi come The Phair alle OGR, e i raffinati appuntamenti mattutini di Art Coffee Breakfast, dove il collezionismo si fa dibattito informale davanti a un caffè, restituendo all’arte la sua dimensione più umana e salottiera. Ora, gli sguardi sono tutti rivolti verso il climax assoluto dell’autunno piemontese. Le gallerie di TAG faranno da perfetto contrappunto e cuore pulsante cittadino durante i giorni caldi di Artissima 2026 all’Oval del Lingotto, prevista dal 30 ottobre al 1° novembre. Se la fiera rappresenta la vetrina globale del mercato, è nelle gallerie di TAG che si respira l’intimità del progetto espositivo pensato ad hoc per lo spazio, il momento in cui l’artista si svela senza i filtri dello stand fieristico.
Mentre altre metropoli puntano sulla spettacolarizzazione commerciale dell’evento temporaneo, Torino resiste e vince grazie alla sua struttura permanente. Il network di TAG dimostra che la galleria d’arte non è un semplice spazio di vendita, ma un centro culturale indipendente che produce pensiero, sostiene l’artista nelle sue fasi di ricerca e offre gratuitamente alla cittadinanza mostre di livello museale. Per il critico d’arte, per il collezionista a caccia del turning point della carriera di un emergente, o semplicemente per il flâneur colto, il palinsesto di TAG Torino 2026 è una conferma: l’arte contemporanea, qui, non è un ospite passeggero, ma l’anima stessa della città.

