Il Sudan e il caos delle geometrie variabili. Ma l’Italia ha Tajani

12 Agosto 2026

Per avere un quadro, drammatico ma esplicativo, di cosa significhino le geometrie variabili sulla scena internazionale, non c’è nulla di meglio di uno sguardo alla situazione sudanese. Centinaia di migliaia di morti da quando è scoppiata la guerra civile nel 2023. E non si vedono prospettive di pace.

Secondo un articolo pubblicato su un giornale statunitense i ribelli raccolti sotto la sigla RSF sarebbero armati e finanziati dagli Emirati arabi, diventati stretti alleati di Israele. E sino a qui è tutto facile e chiaro. All’apparenza, almeno.

Sul fronte opposto, quello governativo, SAF, si troverebbero (secondo i servizi segreti britannici) Egitto, Iran, Pakistan, Turchia e Arabia Saudita. Qualcosa di strano? Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno siglato un’intesa – ne scrive oggi Andrea Marcigliano sempre su Èlecto – che, secondo gli analisti occidentali, dovrebbe essere in funzione anti iraniana. Però il Pakistan è strettamente legato alla Cina che è partner strategico dell’Iran.

Ma torniamo al Sudan. Dove il fronte governativo può contare anche sul sostegno russo. Ed anche di quello del Qatar. Mentre gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro il governo legittimo.

È una situazione abbastanza confusa? Non abbastanza. Perché ci si mette anche la Cirenaica. Guidata da Haftar e appoggiata da Russia ed Egitto mentre la Tripolitania ha il sostegno della Turchia e, marginalmente, degli USA. E che fa Haftar? Aiuta gli Emirati arabi per far arrivare le armi ai ribelli.

Ma, in questo caos, l’Italia può davvero pensare di affidare la politica estera a Tajani?

 

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