È più che comprensibile la reazione negativa della parte progressista del corpo docente a fronte del decreto meloniano, chiaramente elettorale, sul tetto massimo di stranieri nelle classi delle scuole. Stranieri che non parlano italiano, è stato chiarito.
Ed è qui che nascono i veri problemi. Perché se si riduce il numero degli stranieri, come si fa a giustificare la continua riduzione della capacità di comprendere un testo in italiano? Una capacità che si riduce progressivamente anche per gli studenti italiani figli e nipoti di italiani.
Dunque o si ammette di trovarsi di fronte ad un calo, drammatico, del Quoziente Intellettivo della popolazione nel suo complesso, o si ammette che il corpo insegnante va mandato a casa nella stragrande maggioranza dei casi.
D’altronde la lingua italiana pare non interessi più a nessuno. Di fronte ad un cittadino ligure che si lamentava perché, nella sua città, era stato collocato un cartello stradale con indicazioni esclusivamente in inglese, l’immancabile servo idiota è intervenuto per redarguirlo spiegandogli che miliardi di persone parlano inglese, dunque.. Dunque cosa? Secondo i servi idioti dobbiamo rinunciare a utilizzare l’italiano – figurarsi i dialetti.. – per trasformarci in consumatori omologati. Tutti uguali, tutti con lo stesso pensiero.
Perfetti, insomma, per i docenti progressisti che vogliono studenti indifferenziati, stupidi ma standardizzati.
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