Il nuovo romanzo di Berenice D’Este “A Ovest della felicità” (€uro 15,00 p. 144) pubblicato da Neos Edizioni, che ha fatto conseguire come inedito all’autrice il diploma di merito e la medaglia al “Premio Alda Merini” 2023, sarà presentato venerdì 6 dicembre, alle ore 18, in Via Beaulard 31, Torino, presso la sede della casa editrice Neos Edizioni. Vi si narra una storia avvincente e coinvolgente, come un Eden in apparenza solare e accogliente, possa celare nel suo profondo le tenebre di un nido di vipere.

Lietta torna al suo paese di origine, in un’isola del Sud Italia, per riaprire la casa ereditata dai suoi genitori, dove non era più tornata. Abituata alla vita di città e ai ritmi metropolitani, che portano a vivere accanto ma non insieme, è piacevomente stupita dal clima accogliente con cui gli abitanti del paese salutano il suo arrivo. Lietta a poco, a poco, complice anche l’incontro con amiche e amici d’infanzia, è avvolta sempre più dalla comunità, che la coinvolge in balli, feste, nella partecipazione alle tradizioni locali, facendola sentire parte di una famiglia più grande. Lietta è conquistata dal luogo e dalle persone, pensa di aver trovato l’Eden, un modo di vivere alternativo a quell’atomizzante e alienante della città. La sua gioia è accentuata dall’incontro con Neirano, un giovane affascinante che corteggia la sua anima prima ancora del suo corpo. Tra i due si crea una sinergia di anime e corpi, facendo raggiugere a Lietta il culmine dell’Eden.
All’improvviso, però, tutto muta, e il lato solare dell’Eden cede il posto a quello oscuro. Lietta, casualmente, scopre che Neirano appartiene alla comunità Rom, etnia odiata e detestata dalla gente del paese, che l’ha relegata in un’altra parte dell’isola. Lietta si ribella davanti a quest’attegiamento ingiusto, e dichiara il suo amore per Neirano, senza paura e senza esitazione. Di colpo, l’atteggiamento degli abitanti del paese, con poche eccezioni, muta rapidamente. Lietta e Neirano diventano vittime di uno stillicidio d’odio che, prima velatamente, poi in un crescendo sempre più violento, arriverà a minacciare seriamente i due amanti. Quando il culmine sarà raggiunto, colpendo Lietta, attraverso una delle persone che l’aveva appoggiata, la donna decide con un gesto dolorosamente simbolico, di seppellire delle radici, partorienti ormai non più grano ma gramigna, e in un finale aperto, in cui realtà e sogno si fondono, Lietta lascerà aperta una porta alla speranza.

Berenice D’Este è riuscita a creare una sinergia perfetta tra gli elementi del romanzo e quelli del teatro, generi che, comunque, appartengono alla sua cifra stilistica. Notevole l’interscambio tra natura e personaggi, che si riflettono l’una negli altri. Profonda la personalità dei personaggi, cesellata con cura, riuscendo a far rifluire la vita autentica nella finzione. Importanti i tratti pirandelliani, che emergono con forza, quando la protagonista, scopre dolorosamente di aver avuto a che fare non con dei volti ma con delle maschere. L’uso dell’alternanza di luce e tenebre, nelle loro diverse sfaccettature e influenze sull’animo umano, arricchisce senza dubbio il romanzo e la sua vitalità. Valore aggiunto, il finale aperto alle libere interpretazioni di lettori e lettrici.