Vogliamo qui solo delineare alcune personalità che hanno improntato la cultura rumena del Novecento e che saranno consacrate definitivamente dal mainstream cosmopolita del secondo dopoguerra, nonostante il pesante “peccato originale” filo-fascista.
Nome pesante è Eugene Ionesco, nato nel 1909,uno dei più grandi commediografi moderni. Un altro figlio spirituale del filosofo Nae Ionescu, fraterno amico di Mircea Eliade, Emil Cioran e Constantin Noica. Ama definirsi anarchico di destra e si batte per una rinnovata Romania, lontana tanto dalle suggestioni comuniste, quanto dal provincialismo e dalla sua asfissiante arretratezza sociale, economica e culturale.
In “Passato presente “, edito da Rizzoli nel 1970, a pag.277, così ricordava quegli anni anteguerra Eugène Ionesco: “In Romania esiste una società filosofica, che porta il nome di un professore fascista e che raggruppa sessanta giovani filosofi. Sappiamo quanto sono pericolose, efficaci queste società di pensiero. Questi sessanta o settanta ideologhi si riuniscono, discutono, si preparano, sono i mistici, legionari o prelegionari, vale a dire membri della famiglia spirituale della Guardia di Ferro, i germi, i fermenti. Sono settanta, diventeranno cento, duecento, mille, invaderanno i giornali, le riviste. Tengono corsi all’Università, conferenze, scrivono libri, parlano, le loro voci coprono tutto. Sono le conseguenze della Storia. La loro visione del mondo sta vincendo. Allora noi saremo perduti”.

Fra il 1941 ed il 1944 Ionesco lavora all’ambasciata rumena presso il governo collaborazionista francese di Vichy, nonostante sua madre, Marie-Therese Ipcair, sia ebrea. Condannato in contumacia dal regime stalinista rumeno, nel dopoguerra Ionesco fa della Francia la sua seconda patria, divenendo ben presto uno dei più prestigiosi commediografi mondiali.
La scrittura e struttura drammaturgica di Ionesco, spiazzante, innovativa ed a volte straniante, presenta aperture al paradossale, all’assurdo ed al grottesco. Nonostante il successo ed il consenso del pubblico e di gran parte della critica, i suoi molti eccellenti, dirompenti lavori teatrali, tradotti e messi in scena nei teatri di tutto il mondo, sconteranno sempre l’ostilità nei suoi confronti di Brecht, Sartre e del mainstream marxista e giacobino, che avrà attacchi di bile quando Ionesco sarà incoronato “Immortale”, con la sua inclusione nel 1970 all’Accademie Française.
Nella Parigi cosmopolita degli anni settanta, Ionesco, Eliade e Cioran avranno sottotraccia un rapporto amicale, frutto della comune repulsione nei confronti di marxismo-leninismo e comunismo internazionale, anche se Eugène non si nasconde che i suoi due connazionali “rimangono legionari, innamorati di Codreanu, quand’anche non lo volessero o non vogliano darlo a vedere”. ………

