Le sanzioni e i dazi servono. A chi li ignora

1 Ottobre 2025

Indubbiamente le sanzioni servono. A rafforzare chi non le impone. Così come i dazi. Le esportazioni di carne bovina statunitense in Cina hanno raggiunto, a luglio, un valore di 8,1 milioni di dollari, e di 9,5 milioni ad agosto. Lo scorso anno il valore era stato, rispettivamente, di 118 e 125 milioni di dollari.

I cinesi sono diventati vegani? No, le esportazioni di cane bovina australiana sono arrivate a valere 221 milioni di dollari a luglio e 226 milioni ad agosto. Con un incremento di circa 80 milioni al mese rispetto allo scorso anno. E sono aumentate anche le esportazioni di carne brasiliana verso la Cina.

Il problema, per gli Usa, è che la carne australiana costa meno di quella statunitense e il rischio è che i consumatori cinesi continuino a preferire quella australiana anche dopo un eventuale accordo sui dazi tra Washington e Pechino.

Vale per la carne bovina in Cina, ma vale per qualsiasi altro prodotto in ogni altra parte del mondo. Se i consumatori russi si abituano a formaggi “finto italiani” che costano meno di quelli originali, potrebbero continuare ad acquistarli anche dopo la fine delle sanzioni.

Per questo le sanzioni sono controproducenti per chi le applica. E solo dei perfetti idioti, o in perfetta malafede, possono non capire la cialtronaggine del ricatto di Trump all’Europa: gli Usa metteranno sanzioni durissime contro Mosca se l’Europa smetterà di acquistare gas e petrolio dalla Russia. E dove dovrà rifornirsi l’Europa? Ma dall’alleato statunitense, ovviamente. Allo stesso prezzo? Ovviamente no. Un po’ maggiorato. Di sole 4 o 5 volte.

Dunque l’Europa, dopo aver perso il mercato russo dovrà perdere ulteriore competitività sulla scena globale. E gli euroebetini, ovviamente, hanno detto SÌ.

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