Acceleriamo l’emorragia e seppelliamo il cadavere

8 Settembre 2026

 

 

Sia chiaro che quanto verrà esposto non intende essere, neppure nelle più lontane ipotesi o interpretazioni, un consiglio. Peraltro, la sinistra, dal fondo della sua inettitudine, è impermeabile a qualsiasi consiglio che non rientri nel suo quadretto ideologico. Anzi, come è specificato nel titolo, è auspicabile alzare il tiro per fare in modo che il salasso elettorale porti al più presto all’esalazione dell’ultimo respiro politico.

Non entro nel merito dell’effettivo risultato di “Alternative für Deutschland” (AfD) e tanto meno sulle sue ricadute politiche a livello tedesco ed europeo – ci sono già troppi analisti di geopolitica, di economia, di strategia e di altre approfondite materie che affollano gli spazi dedicati con l’usuale supponenza derivante da una anonima calata di quello Spirito Santo laico che permea molti degli opinionisti attuali. Quello che mi interessa per mia competenza è la reazione a questa vittoria da parte dei perdenti.

Di solito, le persone arrivano in terapia dopo l’ennesimo fallimento personale, sia esso lavorativo, o familiare o sentimentale o genitoriale, comunque riguardante la sfera sociale. Raramente ho incontrato persone che iniziavano la seduta dicendo “in me c’è qualcosa che non va”. Nella maggior parte dei casi l’esordio era di una lamentela per un insuccesso o uno smacco a causa delle più svariate influenze esterne.

L’obiettivo primario, quindi, era quello di smantellare la modalità paranoide del proiettare la ‘colpa’ fuori di sé – al sistema, alla famiglia, al partner, alla sfortuna – ed affrontare l’analisi dei propri atteggiamenti e della propria ‘responsabilità’ per modificare le disfunzionali modalità di pensare e di agire, migliorando così i propri approcci con il mondo relazionale ed evitare ulteriori ripetizioni di sconfitte simili.

 

 

Le reazioni della sinistra di fronte al successo di “Alternative für Deutschland” dimostrano la sua scadente predisposizione alla pur minima analisi critica di sé ed i suoi approcci alla realtà.

“Uno dei giorni più neri della storia repubblicana tedesca ed europea”; “Una vera e propria onda nera. Mostruosa nelle dimensioni e nelle possibili conseguenze”; “Molte persone hanno paura”; “Le chiese tedesche hanno accolto con grande preoccupazione la vittoria di AfD”; “Il centro-sinistra condanna il trionfo di AfD” (?); “Rischia di rappresentare una tendenza reazionaria capace di attraversare tutta l’Europa”; “Uomini, operai, persone economicamente disagiate e con una istruzione bassa: ecco chi ha votato AfD” (la Repubblica).

Forse gli operai tedeschi hanno capito che l’immigrazione è stato il cavallo di battaglia del capitalismo transnazionale per ridurre i diritti dei lavoratori, stracciare i salari e ridurre ai minimi termini la capacità contrattuale.

Forse i cittadini tedeschi ritengono che la sicurezza non è negoziabile e che la pretesa di aggirarsi sicuri nei diversi quartieri non è una questione secondaria nella vita quotidiana delle famiglie e dei cittadini.

Forse le donne tedesche ricordano quanto è accaduto la notte tra il 31 dicembre 2015 e il 1° gennaio 2016, le molestie sessuali e gli stupri che hanno dovuto subire in 1200 da parte di circa 2000 uomini tra richiedenti asilo e migranti a Colonia, ad Amburgo e a Stoccarda.

Forse i tedeschi si sono resi conto che la cricca di strozzini e di bancarottieri di Bruxelles stanno attuando un totalitarismo criminale attraverso il controllo del denaro con l’obiettivo di eliminare completamente l’uso della moneta contante.

Forse i tedeschi sono ben consapevoli che il loro nemico è all’interno della cupola eurocentrica e non deriva certo da una Russia alla quale sono state applicate delle sanzioni che si sono soltanto ritorte contro l’economia germanica.

Forse i tedeschi hanno ben chiara l’idea di come questa pressante volontà di migrazione massiva altro non sia che un continuo deterioramento delle sovranità dei singoli Stati con il risultato di un cambiamento strutturale e di immagine degli stessi attraverso la sostituzione etnica.

Forse i tedeschi pretendono che una cultura millenaria non venga sottomessa in nome di un multiculturalismo che altro non è se non una passiva e docile accondiscendenza verso un nemico che odia ogni altra identità che non sia quella sua propria.

 

 

La sinistra continua imperterrita a fare battaglie superficiali e di totale irrilevanza che sarebbero soltanto pietose, se non comportassero una palese intelligenza col nemico – la finanza internazionale, il meticciato globalista, la perversione immigrazionista. Il metodo mellifluo del buonismo accattone non sta più funzionando e il messaggio ipnotico verso il proletariato ha perso qualunque presa.

Dall’Irlanda all’Inghilterra, dalla Danimarca alla Grecia e via via elencando, in Europa la fiammella dell’opposizione sta assumendo i contorni e la consistenza di un incendio delle coscienze.

Personalmente non mi interessano i risultati di questo cambiamento, se ci saranno o meno, e in che tempi, quello che mi entusiasma è il significato simbolico degli eventi.

Iniziali minoranze intransigenti possono prevalere su una maggioranza scettica e rassegnata, e questo accade per legge di natura, indipendentemente dalla ricerca di quel consenso che “non produce effetto alcuno, tranne quello di rinnovare l’illusione dell’unanimità”, osserva acutamente François Bousquet. La paura motivata dei moderati – destri o sinistri, per me pari sono – è un buon segno, almeno inconsapevole, di stare sguazzando in decennali errori. Ed è un buon segno anche perché, magari sempre inconsapevolmente, capiscono “il ruolo determinante degli elettori inflessibili che, superata una certa soglia critica, hanno un effetto di demoltiplicatore sul voto dell’indecisi. […]. È questo nucleo intransigente che decide un’elezione, se appena riesce a far pendere a proprio favore l’astensione differenziata”.

Il conformismo, la rassegnazione, il pensiero unico, la resilienza sembrano quantomeno in affanno. Godo soltanto all’idea che sia l’esalazione dell’ultimo respiro di un demo-progressismo asserragliato nei propri salotti ovattati e dalle luci soffuse, cieco davanti alla realtà e sordo davanti al richiamo dei popoli.

 

 

 

 

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