Il Convitato di Pietra

9 Dicembre 2024

 

 

Netanyahu è esultante. Assad sbaragliato in Siria, significa l’eliminazione di uno dei principali nemici di Israele. E, soprattutto, la rottura di un equilibrio militare che durava da cinquant’anni. E che rappresentava comunque una spina nel fianco per lo Stato ebraico.

Un grande risultato, non c’è che dire. Un bellissimo regalo in prossimità della festa di Hannukah.

Il leader israeliano ha, così, recuperato popolarità tra i suoi concittadini, e zittite, per il momento, le molte voci, anche autorevoli, che lo volevano rimuovere. E mettere sotto scusa per alquante malversazioni.

Certo, i critici restano. Ma, a quanto pare, la gran parte degli israeliani è con lui. Ed è questo, alla fin fine, che conta.

 

Il ruolo di Israele nella defenestrazione di Assad, ingombrante vicino di casa, resta, volutamente, avvolto dalla nebbia. Ma, indiscutibilmente, Telaviv ha avuto un ruolo non secondario nella vicenda.

E rappresenta un tassello fondamentale nella guerra che Netanyahu sta portando avanti.

 

La guerra contro il, chiamiamolo così, Fronte Sciita. Ed i suoi alleati nel mondo arabo.

Un fronte che vedeva schierate le milizie libanesi di Hezbollah, gli alawiti Siriani di Assad e, come alleato, Hamas nella Striscia di Gaza. Il tutto sotto l’ombrello protettivo di Tehran, la vera minaccia per Israele. Se vogliamo, il Convitato di Pietra della situazione.

In poche settimane Bibi ha ottenuto che Hezbollah fosse costretto sulla difensiva in Libano. E in gravi difficoltà. Abbandonando, di fatto, Assad al suo destino, innanzi ai molti nemici, in particolare jihadisti sunniti, che hanno ora preso il potere a Damasco.

 

Quanto ad Hamas, il suo destino sembra segnato da tempo. Il disegno del governo di Telaviv è, palesemente, quello di assumere il controllo totale della Striscia di Gaza. Eliminando la minaccia palestinese e dando spazio ai coloni ebraici, che sono tra i principali sostenitori di Netanyahu.

 

Per altro, è palese che anche in Cisgiordania ciò che resta della Autorità Palestinese, pur non schierata con Tehran, verrà ridotta ai minimi termini. Ad una sorta di riserva indiana, controllata dagli israeliani.

Bibi ed i suoi sono stati chiari. Di uno Stato Palestinese vero e proprio non si deve, né dovrà più parlare.

 

Certo, Netanyahu non si nasconde le difficoltà che restano sul terreno. E, nell’offrire il ramo d’ulivo a sunniti, drusi e cristiani di Siria, lascia cadere una velata minaccia. E neppure tanto velata.

Israele è pronta a rintuzzare qualsiasi atteggiamento minaccioso. Punto e a capo.

Quanto agli alawiti di Assad, o a ciò che ne resta, non ne parla. Ci penseranno i jihadisti a saldare i conti. E sarà, probabilmente, un massacro.

 

Indiscutibile, comunque, che con la cacciata di Assad il governo di Telaviv abbia conseguito, più o meno indirettamente, un grande risultato.

Tuttavia, è palese che questo risultato sia stato determinato da accordi internazionali, soprattutto tra Mosca e Washington. Accordi che hanno convinto Putin ad abbandonare Il presidente siriano al suo destino. In cambio di cosa, lo vedremo nei prossimi mesi.

 

Resta l’enigma Tehran. È, certo, indiscutibile che gli iraniani abbiano subito, pur indirettamente, una notevole sconfitta sia in Libano che, soprattutto, in Siria.

Ed il loro atteggiamento, cauto e teso ad evitare qualsiasi coinvolgimento diretto, lo dimostra.

Tuttavia resta da vedere se questo sia dovuto, solo, al riconoscimento di un momento di difficoltà internazionale, oppure ad un confronto/ scontro interno alle élite di Tehran. Tra i vecchi ayatollah, indeboliti dall’età e dal declino di Ali Khamenei, e un nuovo gruppo dirigente, piu interessato ad affari e commerci, giunto al vertice della Repubblica con il Presidente Masoud Pazeshkian.

 

Netanyahu, probabilmente, spera e scommette sulla seconda ipotesi.

 

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