Il fallimento del riformismo. Finalmente se ne sono accorti anche a Linkiesta, il giornale online punto di riferimento dei neoazionisti come Picierno e Gori. Quelli che, dunque, hanno fallito per ammissione del loro stesso mondo di appartenenza. Ovviamente l’analisi è accompagnata da tante parole che arrivano ad un risultato scontato: è vero che abbiamo fallito sotto l’aspetto elettorale. Però la colpa è degli italiani (ed anche degli inglesi che votano Farage, precisa Linkiesta).

Perché gli italiani si ostinano a preferire una destra populista che difende l’identità – e questo spiega l’attuale successo di Vannacci – ed una sinistra altrettanto populista che promette aiuti a prescindere, con il risultato di premiare Conte in un eventuale ballottaggio con Schlein.
E sino a qui l’analisi, seppur di parte, può essere una cosa seria.
Ma diventa una farsa quando i neoazionisti in redazione sostengono che gli italiani dovrebbero premiare i riformisti badando al funzionamento degli ospedali, delle infrastrutture, dell’economia in generale. Purtroppo per Linkiesta, gli italiani hanno guardato proprio a questi particolari. Ai brillanti risultati dell’agenda Draghi e, prima ancora, alla politica di austerità del grigiocrate Mario Monti.

L’economia italiana in stagnazione, il lavoro povero che dilaga, unico Paese Ocse ad aver visto le retribuzioni reali calare dal 1990 ad oggi a fronte di incrementi 20 volte superiori nei Paesi avanzati. Sanità che peggiora, rabbia che cresce.

È questo il fallimento dei riformisti. Perché gli altri governi, compreso quello di sora Giorgia, hanno seguito la medesima agenda, che tanto piace a Bruxelles ed agli organismi internazionali che controllano la politica europea. Ed allora si guarda ai populisti, di entrambi gli schieramenti, per avere qualcosa in cui sperare.
Mentre ai neoazionisti resta la battuta di Brecht, adattata. Linkiesta ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo.