Il Sole 24 ore scopre che la Generazione Z non ha, come priorità assoluta, il lavoro sottopagato. I giovani che, già nel 2030, rappresenteranno un terzo degli occupati italiani. Dunque non si può far finta di niente, perché è con questa generazione che le aziende dovranno confrontarsi.
Scrive, giustamente, Cristina Casadei che la Gen Z presta più attenzione al rapporto tra lavoro e qualità della vita, è attenta ai rapporti umani, ha come obiettivo il proprio tempo libero.
Come dar torto a questi giovani lavoratori? Il lavoro che possono ottenere, nella stragrande maggioranza dei casi, permetterà di andare a vivere fuori città, obbligandoli a fare i pendolari sacrificando ore della propria vita per una retribuzione tale da potersi offrire una pizza ogni 15 giorni.
Si potranno concedere una settimana di vacanza all’anno in una località sfigata. A costo di grandi sacrifici potranno mantenere un figlio e, la maggior parte di loro, si accontenterà di un cagnolino. Piccolo, così mangia di meno.
Inutili i risparmi, poiché insufficienti per acquistare una casa e inutili per acquistare un’auto nuova da tenere ferma.
Ma di fronte a queste prospettive, gli idioti da social ricordano che se uno non può permettersi le vacanze, deve accontentarsi delle ferie in città. Se non può permettersi la sanità di eccellenza, deve accontentarsi di una visita dopo due anni.
Tutto vero. Ma se non vuoi pagare qualcuno per il valore del lavoro, devi accontentarti di dipendenti che lavorano male e il meno possibile.
La Gen Z non si appassiona a un lavoro da sfruttati. Il Sole 24 ore si preoccupa..
Il Sole 24 ore scopre che la Generazione Z non ha, come priorità assoluta, il lavoro sottopagato. I giovani che, già nel 2030, rappresenteranno un terzo degli occupati italiani. Dunque non si può far finta di niente, perché è con questa generazione che le aziende dovranno confrontarsi.
Scrive, giustamente, Cristina Casadei che la Gen Z presta più attenzione al rapporto tra lavoro e qualità della vita, è attenta ai rapporti umani, ha come obiettivo il proprio tempo libero.
Come dar torto a questi giovani lavoratori? Il lavoro che possono ottenere, nella stragrande maggioranza dei casi, permetterà di andare a vivere fuori città, obbligandoli a fare i pendolari sacrificando ore della propria vita per una retribuzione tale da potersi offrire una pizza ogni 15 giorni.
Si potranno concedere una settimana di vacanza all’anno in una località sfigata. A costo di grandi sacrifici potranno mantenere un figlio e, la maggior parte di loro, si accontenterà di un cagnolino. Piccolo, così mangia di meno.
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