Dopo settimane di silenzio, anche i Media italiani hanno dovuto… vedere. Vedere quello che sta accadendo in Germania. La rivolta, perché di rivolta si tratta, dei… contadini. Che, a chi conosca un po’ di storia tedesca, non può non evocare antichi fantasmi.
Fantasmi delle rivolte che seguirono alla Riforma, e che ne trassero spinta e umori. Anche se Lutero le condannò con incredibile durezza (“Sterminateli come cani rabbiosi”).
Fantasmi delle sollevazioni degli Anabattisti, e delle loro utopie che già sapevano di una forma di socialismo…

E, ancora, spettri ben più recenti. La Bandiera Nera che rappresentò il movimento dei contadini all’indomani della Grande Guerra. Nella Germania affamata e devastata della Repubblica di Weimar. Movimento che ha rappresentato uno dei volti – certo il meno conosciuto e studiato – della Rivoluzione Conservatrice Tedesca.
Perché la Germania è, da sempre, un grande paese agricolo. Terra di contadini, che ne rappresentano la tradizione e la continuità. Chi abbia letto la monografia di Tacito, De origine et situ Germanorum, capirà ciò di cui sto parlando.
Per lungo tempo questo volto, antico, della Germania è stato dimenticato. Posto in ombra dalla nuova Germania, il colosso industriale che ha dominato, spesso in modo micragnoso e poco preveggente, la scena europea.
Colosso dai piedi d’argilla. Potenza industriale e non, autenticamente, politica. Perché difatto ancora terra occupata dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale. E, quindi, sostanzialmente inetta a condurre una propria politica estera.
Ma ora i nodi sono venuti al pettine. Trascinata, con molte colpe della sua scadente classe dirigente, nel conflitto ucraino, ha visto alienarsi i suoi rapporti con la Russia. Dai quali dipendeva, in buona parte, il suo primato in Europa. Perché grazie a questi era divenuta l’Hub del gas per tutta l’Unione Europea.
E non va, per altro, dimenticato che già Moeller Van Der Bruck – il massimo teorico della Rivoluzione Conservatrice – riteneva il destino del popolo tedesco strettamente legato, nelle fortune, a quello russo.
Perso questo ruolo vitale, costruito dai Cancellieri del passato da Brandt a Kohl, il governo – ormai un governicchio – di Berlino, si è trovato di fronte ad una crisi senza precedenti. Ed ha cominciato a raschiare il fondo della botte, tagliando proprio i fondi nel settore agricolo.
La questione del gas destinato all’agricoltura è stato il fattore scatenante della protesta. Che, però, sta diventando ben altro. Una rivolta contadina in stile moderno. Che travalica, ormai, i confini della Repubblica Federale Tedesca. Come dimostra il suo dilagare anche nella limitrofa Olanda..

In Italia i grandi Media fanno finta che nulla stia avvenendo al di là del Brennero. E le, rare, volte in cui se ne occupano, manifestano la paura che questo movimento vada a nutrire i voti, in fortissima crescita, dell’AfD e altre forze politiche emergenti. Troppo semplicisticamente bollate come “neo-naziste”.
Non si comprende, o meglio non si vuole comprendere che questa Rivolta dei Contadini ha radici ben più profonde.
I tedeschi non sono i francesi. Tra i quali il malessere sociale sfocia sovente in proteste, anche virulente. Come dimostrano i, cosidetti, “gilet gialli”.
I tedeschi non sono facili alle rivoluzioni. Si muovono lentamente. Ma quando cominciano a muoversi significa che la misura è davvero colma.
E le Rivolte della Germania profonda, quella contadina, si sa come iniziano… ma non dove, e come, possono andare a finire.
Queste marce di migliaia di trattori verso Berlino potrebbero davvero segnare la fine di quell’assurdo mastodonte burocratico che chiamiamo Unione Europea.
E della sua sudditanza a decisioni politiche (ed economiche) che vengono prese… altrove.

Per decenni le burocrazie astratte dalla realtà dei popoli europei hanno perseguito modelli sociali (ed esistenziali) completamente alieni dalle tradizioni e dalle culture autentiche. Chiusi nelle loro dorate dimore. Autoreferenziali.
Hanno seminato vento… e, come dice un vecchio proverbio contadino, chi semina vento, prima o poi, raccoglie tempesta.