Cinesi, arabi, indiani, statunitensi: tutti si comprano la Germania allo sbando

26 Dicembre 2025

A chi la Germania? A loro! No, non ai tedeschi. Ma a chiunque altro stia mettendo sul tavolo degli industriali dell’ex locomotiva d’Europa un pacco consistente di dollari, rupie, yen, yuan, rial. Insomma, va bene qualsiasi moneta in arrivo da qualunque parte del mondo. Proprio come in Italia. L’unica differenza è che qui i potenziali acquirenti fanno i difficili quando si tratta di comprare l’ex Ilva o le tante aziende metalmeccaniche in difficoltà, mentre l’industria tedesca approfitta ancora di un’immagine di efficienza.

Il risultato, però, è lo stesso. Si viene a fare shopping in Europa perché gli imprenditori del Vecchio Continente non sono più all’altezza dei padri e dei nonni che hanno costruito le aziende. Con le immancabili eccezioni, ovviamente. La Ferrero è impegnata a crescere sia per linee interne sia attraverso acquisizioni all’estero. Ma è, appunto, un’eccezione. Insieme a poche altre. In Italia come in Germania. E anche in Francia, a parte Arnault e altri rari imprenditori.

Per il resto meglio tanti, maledetti e subito. Volkswagen, per la prima volta, si appresta a chiudere una fabbrica sul suolo tedesco. E ci sono già gli stranieri pronti a subentrare. E vale per la chimica, per le tecnologie d’avanguardia, per i settori innovativi, per i servizi che attraggono gli statunitensi.

Le acquisizioni estere sono aumentate negli ultimi anni, pari a un quinto di tutte quelle effettuate nell’Unione europea, e riguardano non solo i grandi gruppi, ma sempre più spesso le Pmi.

Particolarmente interessante anche il dato relativo agli investimenti esteri greenfield, cioè ex novo. Al primo posto, in Europa, si colloca la Spagna, seguita proprio dalla Germania. Ciò significa che gli imprenditori stranieri credono nelle potenzialità dei lavoratori europei, ed anche nelle opportunità dei diversi Paesi. Sono gli imprenditori europei a non avere coraggio e capacità. E vengono sostituiti da colleghi in arrivo da ogni parte del mondo.

Rilevano aziende meccaniche, dell’automotive, dell’elettronica. Ma i cinesi stanno per completare l’acquisizione anche di attività commerciali come quelle del gruppo tedesco Ceconomy a cui fa capo, in Italia, la rete Mediaworld. Senza dimenticare il settore della moda, e l’alimentare.

 

 

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