Yemen. Il nuovo fronte

12 Settembre 2026

Pur essendo sostanzialmente estraneo al Grande Circo Mediatico europeo, lo Yemen riveste un’importanza strategica fondamentale.
Di fatto ha la possibilità di controllare Bab el-Mandeb, ovvero l’accesso al Mar Rosso e la rotta per Suez.

E questo, col Golfo Persico di fatto bloccato dalla guerra con l’Iran, rappresenta in certo qual modo la giugulare dei trasporti fra Mediterraneo e distese oceaniche orientali.

È quindi un fatto estremamente rilevante, potremmo dire storico, che Ansar Allah, per semplificare gli Houthi yemeniti, abbia assunto ormai il controllo dello stretto. Bloccandone il transito con l’occupazione dell’isola di Zuqar e delle città portuali di Mocha e Dhubab, nonché con un’alleanza strategica con movimenti somali.

Questo nonostante l’impegno militare dei sauditi, alleati di Washington, che hanno attaccato gli Houthi con notevoli forze. Formate, però, sostanzialmente da mercenari, cosa che ha inevitabilmente pesato nel confronto.

Infatti gli Houthi, ben armati e, soprattutto, organizzati e determinati, hanno messo in totale rotta le forze saudite. Trasformando quella che, nelle intenzioni di Rihad e Washington, doveva essere una passeggiata per controllare l’accesso al Mar Rosso, in un vero e proprio disastro militare.

E in un problema politico di rilevanza assoluta.
Perché, ora, gli Houthi controllano l’accesso di Bab el- Mandeb, e, di conseguenza costringono gli americani a tenervisi lontani.

Chiudono, di fatto il Mediterraneo.
E gli attacchi missilistici israeliani non sembrano sortire l’effetto di piegarli ad un qualche compromesso.

Anzi. Gli Houthi continuano, pur con scarsi risultati, a lanciare missili contro Israele. Un gesto di sfida e il voler segnalare che Tehran non ê sola nel combattere Washington e Telaviv.

Il blocco, di fatto, dell’accesso al Mar Rosso, sta avendo già pesanti conseguenze sul traffico di petrolio. Si registra una impennata dei prezzi al barile ad oltre 106 $, con prossimi, inevitabili, riflessi sulle economie e sulla vita dei paesi europei. Soprattutto su quelli che dipendono dalle rotte mediterranea, in primis l’Italia.

Rihad è disperata. Il disastro di quella che pensava essere una facile operazione di polizia, ha spinto i sauditi a chiedere l’intervento statunitense.

Trump, però, fa orecchie da mercante.
In primo luogo Washington, troppo impegnata contro l’Iran e la difesa di Israele, non ha forze navali sufficienti per aprire un altro fronte contro gli Houthi.

In seconda istanza, al momento il blocco del traffico petrolifero danneggia sicuramente sauditi ed europei, ma il levitare dei prezzi al barile porta notevoli incassi agli States, che sono produttori ed esportatori.

E The Donald, come sappiamo, resta pur sempre un uomo d’affari…

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