Che gioco sta facendo Erdogan? Ovvero, quale è la posizione della Turchia nell’attuale scena internazionale?
Domanda stringente. Perché, indiscutibilmente, il Sultano sta, da Ankara, muovendosi con estrema, e abile, spregiudicatezza. Lasciando, inevitabilmente, perplessi anche gli osservatori più attenti.
Dunque, vediamo… Erdogan dichiara, ufficialmente, di riconoscere l’integrità territoriale dell’Ucraina. Tutta, compreso Donbas e Crimea. E, quindi, rigettando le posizioni di Mosca, proprio nel momento in cui queste sembrano venire accettate dagli Stati Uniti di Trump.
Posizione estrema. Rigida, quanto e più di quella dell’Unione Europea. E con una notevole differenza. La Turchia rappresenta il secondo esercito della NATO per armamento convenzionale. Subito dopo gli Stati Uniti. E, quindi, la posizione di Erdogan è ben altra cosa delle chiacchere di Macron e delle fantasie irreali di Ursula Von Der Leyen.
Va presa sul serio. E, soprattutto, analizzata seriamente.
Perché, a tutta prima, sembra un impuntarsi, a muso duro, di fronte a Putin. Un frapporsi come ostacolo agli obiettivi della Russia. E questo può lasciare perplessi. Per certi versi anche stupefatti.
Già…perché i rapporti del Sultano con lo Zar sono, da tempo se non da sempre, alquanto sfumati. E ambigui.
Conoscono fasi molto alterne. Come lo scontro, più o meno mediato, in Siria, certo. Ma anche come l’intervento dei servizi segreti russi che avvisarono Erdogan del golpe gestito da Washington. E gli salvarono, così, vita e potere.
Ed Erdogan non è uomo da dimenticare. Ha memoria lunga ed è, notoriamente, vendicativo.
Dunque, questa decisa presa di posizione a favore dell’Ucraina, va letta con estrema attenzione. Facendovi le, classiche, pulci.
Erdogan non ha nessuna volontà di appoggiare Zelensky e il regime, ormai in disfacimento, di Kiev. Non lo ha, in realtà, mai fatto, e sarebbe un controsenso che scendesse in campo ora.
Una follia. E il sultano può essere tutto, tranne che uno sconsiderato o un folle.
Piuttosto ci si deve chiedere a che cosa miri Erdogan. Che cosa voglia da Putin.
Ed è abbastanza chiaro che ben poco, anzi nulla, gli importa dell’Ucraina. Mentre il suo interesse è concentrato, ora come ora, sul Medio Oriente. In particolare la Siria, ma non solo.
Il ritiro russo dalla Siria, e il crollo del regime di Assad, ha aperto nuove prospettive alla Turchia. Che punta, sempre più decisamente, al controllo diretto di intere regioni. E alla distruzione della componente curda. Di quel YGP che è legato a triplo filo con il KKP, il partito armato curdo che crea non pochi problemi nelle province turche.
Ciò che Erdogan, dunque, vuole da Mosca, è che questa non intervenga più nella regione. Anzi che, almeno sotto traccia, sia favorevole all’espansione turca.
Perché il Sultano ha ben compreso che i vecchi schemi sono, definitivamente, saltati.
Con Trump alla Casa Bianca, che mostra un crescente disprezzo per la NATO e, in genere, per gli europei, si aprono nuove prospettive.
E la Turchia di Erdogan vuole ritagliarsi un ruolo non secondario in Medio Oriente e nel Mediterraneo.
Ballando da sola. E lasciando intendere a Putin che potrà fare ciò che vuole dell’Ucraina. A patto che non disturbi le mire turche in altri quadranti.
È l’inizio soltanto di un nuovo schema di gioco. Che gli europei, purtroppo, non comprendono. Rischiando di esserne travolti, e di divenire sempre più irrilevanti.


