Donald Trump non conosce mezze misure. Piaccia o meno, dice, sempre, apertamente ciò che pensa. E, soprattutto, come stanno per lui, ovvero oggi per Washington, le cose.
Può essere sgardevole per i, delicati, orecchi europei. Ma ci dovremo fare l’abitudine. Perché non solo The Donald è il nuovo Presidente insediato nello Studio Ovale, ma rappresenta anche un’altra America. Un’America profonda, lontanissima dalla, cosiddetta, sensibilità europea. Un’America che, però, questa volta è giunta al potere. E sta cambiando le cose a modo suo. A cominciare dal modo di parlare.
E allora Trump si mette a fare i conti. Come un buon impiegato amministrativo. E va a vedere quanto sia costata agli States sino ad ora l’Ucraina di Zelensky.
E non è davvero poco. Circa 300 miliardi di dollari.
Mentre, segnala puntiglioso, gli “alleati” europei avrebbero investito all’incirca solo un terzo.
E, fino a qui, tutto normale. Anche se, forse, sarebbe stato bene che il Presidente dicesse, anche, chi da tali fondi ci ha guadagnato davvero. Non certo gli ucraini, mandati non solo al massacro, ma respinti in massa verso una condizione sempre più miserevole.
Tranne, naturalmente, Zelensky e la sua cricca, che si sono mostruosamente arricchiti. Nascondendo i capitali accumulati (leggasi: rubati) in sicurezza. All’estero.
Questa, però, resta roba da poco. Briciole. Il grosso dell’affare Ucraina, di questa lunga, inutile guerra, è andato a rimpinguare speculatori e lobby che si trovano ben lontani da Kiev.
Transeat…storia vecchia ed inutile continuare a ripeterla.
Solo che Trump è americano. Ed ha una mentalità tipicamente americana. Una mentalità che ammette il prestito, ma non conosce il dono. Tirare fuori le frange statunitensi della riforma protestante sarebbe, a questo punto, sacrosanto.
Comunque, digressioni a parte, è la mentalità corrente e dominante nell’America, profonda, di Trump.
Che, appunto, fa i conti da buon amministrativo. E dice chiaro e tondo che sarebbe ora che Kiev restituisse quanto ottenuto. Che non era un dono, ma solo un prestito. Ed anzi, ci sarebbe la questione degli interessi. Che non è cosa da poco.
Potrà farlo. Concedendo a ditte statunitensi di sfruttare gas, petrolio, soprattutto terre rare. Naturalmente per quello, tanto o poco che sia, che si trova ancora sotto il controllo di Kiev. Il Donbas, zona mineraria per tradizione ed eccellenza, è ormai tornato alla Russia.
Trump lo sa bene. E neppure vi fa cenno.
Ora, la notizia è interessante. In primo luogo perché gli europei, Italia compresa, hanno sì investito meno degli USA nella guerra di Zelensky, ma senza prevedere alcuna restituzione. Ovvero cento miliardi di dollari a fondo perduto. Tanto a pagarli è, al solito, Pantalone. Non gli inetti governanti asserviti, a suo tempo, a Biden. Non i, corrotti, burocrati di Bruxelles. Ma noi, ovvero più o meno tutti i cittadini di questo indegno carrozzone che chiamiamo Unione Europea. Senza neppure renderci conto dell’ironia implicita.
Miliardi che hanno preso la via dell’Ucraina, anche se, per lo più, disperdendosi lungo la strada. E arricchendo Zelensky e soci, certo. E, ben più di loro, i “protettori” celati tra Wall Street e la City.
Invece, i miliardi, oltre 300, investiti dagli States, Trump li rivuole indietro. Con, notevoli e lucrosi, interessi.
Stupefazione e indignazione degli europei…
Basta…fa già ridere, o piangere, così.


