Una nuova America

13 Febbraio 2025

 

 

Non si tratta, solo, di Trump. Ovvero non si può ridurre tutto ciò che sta accadendo negli States, dall’ascesa del Tychoon nello Studio Ovale, come se fosse un incidente di percorso. Una anomalia, come i nostri Media e i nostri, dotti, commentatori persistono nel descriverla.

 

Dimostrando di aver compreso ben poco, anzi nulla di questo Mondo Nuovo che si sta inverando sotto i nostri occhi.

 

Quello che sta avvenendo è un cambiamento, oserei dire una metamorfosi radicale della scena internazionale. Che ha il suo epicentro negli States. E della quale Trump rappresenta solo la cartina di tornasole.

Esemplare, certo. Ma pur sempre una cartina di tornasole.

L’America resta una superpotenza. La più potente, e pervasiva, Talassocrazia che la storia ricordi. E non intende assolutamente rinunciare al suo status. Né rinuncia a rivendicare un primato. Anzi, fa di tutto, e farà ancora di più nel prossimo futuro, per mantenerlo. Sotto tutti i punti di vista.

 

Tuttavia è “una superpotenza”. Non la sola. Il sogno, o incubo, del mondo unipolare, con Washington guardiano dell’ordine, è ormai finito. Dando ragione a Mearsheimer, che questa situazione precognizzò nei lontani anni  ’90, con “La tragedia del potere politico mondiale”.

E, parallelamente, dando un sonoro ceffone a coloro che, invece, questa nuova realtà unica e uniforme avevano vagheggiato. Fukuyama e soci, per semplificare.

 

Vi sono altre superpotenze. Due, soprattutto. Russia e Cina. Poi, più defilata, l’India. Quindi tutte le altre, in ordine decrescente.

E, spiace dirlo, quasi in fondo i paesi europei. Non l’Europa, o meglio non la UE. Che, semplicemente, non esiste come realtà geopolitica. Con buona pace dei burocrati di Bruxelles.

E, comunque, i paesi dell’Europa Occidentale, con solo l’esclusione (forse) della Gran Bretagna, si trovano agli ultimi posti in questa classifica per una ragione ben precisa. Perché non vogliono comprendere che il mondo sta velocemente cambiando.

 

L’America gioca in proprio. Come super-potenza che cerca sia di mantenere il primato, sia di instaurare rapporti, non facili, con Russia e Cina. Una, lunga ed estenuante, partita a domino, che non ammette zavorre e pesi morti. E la UE è una zavorra.

 

E lo è per due, ben precise, ragioni.

In primo luogo perché totalmente, o quasi, inetta ad affrontare direttamente i conflitti che pure va fomentando. O meglio che vengono fomentati da grandi interessi finanziari internazionali, in netto contrasto con quelli che sarebbero gli autentici interessi dei popoli europei.

 

E la Commissione Europea è al servizio di detti gruppi finanziari. Completamente aliena dai popoli, che vessa con, spesso assurde, prepotenze. Mai votata da alcuno. Una burocrazia sempre più prepotente ed autoreferenziale. Spesso corrotta. Ed ogni allusione alla Signora Van der Leyen, e ai suoi problemi giudiziari, è voluta.

Poi, i paesi dell’Europa Occidentale stentano a capire che la realtà è cambiata. Che Washington non ha più alcun interesse a mantenere in vita questa parvenza di Alleanza Atlantica. E i dazi imposti da Trump sui commerci con la regione Europa saranno, molto presto, una prima, dura, sveglia.

 

Il Mondo è cambiato. Ed è cambiato, radicalmente, il rapporto con il Grande Fratello Americano. Un mutamento profondo. E presumibilmente definitivo. Che non può essere ridotto alla sola “eccentricità” di Trump.

 

Prenderne atto, ancorché tardivamente, è essenziale. Per cercare di salvare il salvabile. O, per lo meno, di contenere i danni.

Condividi

Trending posts

Leggi anche