L’AfD ha vinto. In Sassonia-Anhalt per ora, ma appare quasi certo che il medesimo risultato, o uno molto simile, riempirà le pagine dei giornali domenica prossima. Quando voteranno altri Länder e, soprattutto, Berlino.
Una vittoria indiscutibile. L’AfD ha conquistato oltre il 44,5% dei voti, ampiamente doppiando i propri risultati precedenti. Perché, certo, la Sassonia è da tempo una sua roccaforte, ma mai come ora ne aveva conquistato la pressocchè totale egemonia. Anche perché la CDU è crollata al 18%, e l’SPD ha rischiato di scomparire.

Dati ormai ben noti, che ricapitoliamo solo per fare mente locale.
Anche perché, ora, il problema che si pone è un altro.
Un problema che ben poco ha a che fare con le preoccupazioni (Sic!) espresse in queste ore da molti esponenti della vecchia nomenclatura europea. Buon ultimo il “nostro” Tajani.
Nomenclatura per la quale evidentemente il voto democratico vale solo ed esclusivamente se corrisponde ai loro desideri.
Altrimenti…
La vera questione è piuttosto rappresentata da cosa voglia, e possa, fare davvero l’AfD nel prossimo futuro.
Ed è complicato decifrarlo, anche perché questo movimento è più composito di quanto si creda comunemente.
Semplificando, potremmo dire che ad un’anima più tradizionale, nazionalista e popolare, si accosta e sovrappone una identità, diciamo così, più moderna ed ambiziosa. Rappresentata dal segretario Alice Weidel, si rivolge soprattutto ai ceti emergenti tedeschi, che vedono l’attuale posizione in Europa e nella NATO come un letto di Procuste che comprime e reprime le potenzialità di sviluppo della Germania.

Queste guardano al dialogo con la Russia in modo per nulla ideologico.
Scevre da ogni suggestione rossobruna, concepiscono l’Est come il grande mercato verso il quale proiettarsi. Mentre, all’opposto, la UE, asservita alla NATO, è una soma della quale liberarsi al più presto. Per non restare schiacciati.
Quanto e, soprattutto per quanto tempo questa Germania potrà davvero coesistere, e agire insieme, con l’altra, di tradizione più popolare se non proprio proletaria, è molto difficile prevederlo.
In questo momento a garantire la compattezza delle due diverse anime dell’AfD è, paradossalmente, proprio la folle vulgata anti-nazista con cui la Germania di Merz, ormai estremamente minoritaria, cerca di contenerla. E con cui, soprattutto, farà di tutto per metterla al bando.

Un paradosso che, salvo “scherzi” dell’attuale governo, potrebbe portare l’AfD a conquistare Land dopo Land, sino ad arrivare a prendere, democraticamente, il potere a livello federale.
Allora, però, le contraddizioni interne potrebbero emergere prepotentemente. E creare una situazione difficile, per ora, anche solo da decifrare.