Tuckler Carlson – uno dei maggiori giornalisti statunitensi, tuttavia oggi emarginato proprio perché fa il suo mestiere e non rende ossequio alle veline del potere – intervista nientepopodimeno che Vladimir Putin.

Intervista del secolo, dice qualcuno. Pochi, in realtà… perché per i grandi Media occidentali, italiani in particolare, è come se non fosse avvenuto alcunché. Più importante, decisamente, John Travolta che fa il “Ballo del qua qua”. O le dichiarazioni di tale cantante – mi sembra si faccia chiamare Big Mama – su quanto sia bello essere “queer”…
Che ci volete fare… questo è lo stato dell’informazione nei nostri paradisi democratici…
Comunque, nonostante tutto, l’intervista è arrivata anche da noi. Attraverso canali YouTube, specie di samizdat dei nostri tempi.
E, subito, qualcuno si è affrettato a dire che, in fondo, Putin mica aveva detto ‘ste gran robe. Anzi, in tutta la prima parte sì era lanciato in divagazioni sulla storia russa, antica e recente. Per poi limitarsi ad alcune osservazioni, abbastanza scontate, sul presente.
Divagazioni… a me, sinceramente, la cosa ha fatto ben altra impressione. Perché parlando di storia, Putin ha, di fatto, spiegato la sua visione della guerra con l’Ucraina. Che, appunto, nella complessa storia russa, ed europea, affonda le sue radici. Anche perché Ucraina significa “terra di confine”. Ed è in questo insita la ragione prima del conflitto.

Piaccia o meno, Putin, simpatico o antipatico, è un autentico uomo di Stato. E senza bisogno di “patenti” generosamente concesse dalla anglosfera.
Uno Statista, uno dei pochi oggi sulla piazza.
Ed uno Statista è tale se ha una visione della politica, e della geopolitica, che vada al di là del momento presente.
Una visione ampia, capace di leggere nella Storia le linee guida del destino di un popolo. E cercare di interpretare il momento presente.
Non se il suo sguardo non si spinge oltre il GRA.
Intendiamoci… nessuna intenzione di fare, qui, l’apologia di Putin. Né di sposare acriticamente le sue posizioni sulle grandi crisi attuali.
Però, va detto che anche su queste dimostra una lucidità di visione, ed una coerenza di scelte, che non trovano contraltare in quello che dovrebbe essere il suo, principale, avversario. E, ovviamente, non sto parlando della marionetta di Kiev, ma di quel nonnetto che, parlando nello Studio Ovale con fantasmi e conigli rosa immaginari, sta scatenando conflitti in giro per tutto il mondo.
Ma torniamo alla questione della Storia.
Un uomo di Stato, un autentico leader politico – buono o cattivo, non conta, sempre poi che queste categorie abbiano un senso… – deve avere una visione della storia. E deve determinare le sue decisioni anche in base a questa. Non solo navigando a vista tra le secche delle contingenze.
Strano, vero? Solo per noi, ormai abituati a governanti che non vedono oltre il ventisette del mese. Che manco si preoccupano di ciò che accadrà fra un anno. E totalmente ignoranti del passato. Ignoranza coltivata e compiaciuta, per altro.

Un’ultima riflessione…
Ogni popolo ha il governo e i governanti che si merita.
Triste. Per noi.